KURDISTAN: CORTEO NAZIONALE A ROMA PER “APO” OCALAN

Cinquemila persone in piazza a Roma oggi, sabato 16 febbraio 2019, per la liberazione del leader del Pkk curdo Abdullah Apo Ocalan, da 20 anni prigioniero politico nelle mani della Turchia, e di tutti i prigionieri politici, in particolare di Leyla Guven, deputata HDP da 101 giorni in sciopero della fame, oltre che in sostegno al confederalismo democratico, impegnato in queste ore a vincere le ultime sacche di resistenza degli jihadisti di Daesh al confine tra Siria e Iraq.

Il corteo di sabato 16 febbraio a Roma ha riunito diverse migliaia di persone, chiamate a raccolta da Ufficio Informazione del Kurdistan in Italia, Comunità Curda di Italia, Rete Kurdistan Italia, Rete Kurdistan Palermo, Puglia, Cosenza, Napoli, Roma, Polesina, Abruzzo, Parma; Rete Jin; Palermo Solidale con il Popolo Kurdo; Toscana per il Kurdistan, con l’adesione di decine di realtà politiche, sindacali e associative di tutta Italia.

Le prime valutazioni a fine corteo, attorno alle 17.45, con Sveva, Rete Kurdistan Italia. Ascolta o scarica

La corrispondenza iniziale, alle ore 16.00 con Alessio Arconzo, Rete Kurdistan Italia. Ascolta o scarica

Di seguito, l’appello al corteo, realizzato nelle ore in cui, in tutto il mondo, ci sono presidi e manifestazioni analoghe.

“Sono 20 anni che il leader del popolo curdo Abdullah Ocalan è sequestrato nell’isola-carcere di Imrali, in condizione di totale isolamento. Dal 2011 gli è negato l’incontro con i suoi legali e dal 2015 lo Stato turco impedisce ogni qualsivoglia contatto. Solo qualche giorno fa, per pochi minuti ha potuto riabbracciare il fratello, stante la pressione esercitata nel mondo dal #HungerStrike di migliaia di curde/i, in particolare nelle carceri turche dove la deputata HDP Leyla GÜVEN è giunta al 70° giorno di sciopero insieme a centinaia di detenute/i con l’intento di “porre fine all’isolamento di Ocalan”.

Dietro tanta ferocia c’è la volontà di screditare la sua personalità, di impedire la diffusione delle sue idee all’opinione pubblica: Ocalan, nonostante le condizioni terribili di detenzione e di isolamento, non ha mai rinunciato alla speranza per una risoluzione politica dei conflitti in Medio Oriente, ed in modo particolare della questione curda.

I suoi scritti hanno delineato le basi teoriche per l’avvio della rivoluzione in Rojava, per la liberazione dei curdi ezidi a Shengal, per la democratizzazione in Turchia. Nella Siria del Nord ha ispirato la nascita di un sistema democratico multietnico basato sulla parità di genere, dove le curde e i curdi insieme agli altri popoli della regione non solo hanno combattuto la minaccia globale dello Stato Islamico portandolo alla sconfitta, e pagando un prezzo elevato in termini di vite umane, ma hanno favorito nei territori liberati la diffusione di un modello amministrativo laico, democratico ed egualitario.

Ciò rappresenta una speranza di cambiamento per tutti i popoli della regione e per l’intero Medio Oriente. Per questa ragione l’esperimento del Confederalismo Democratico nella Siria del Nord-Rojava va difeso e sviluppato.

Il numero di persone nelle prigioni turche è arrivato a 260.000. Organizzazioni per i diritti umani denunciano violazioni crescenti contro i prigionieri. L’isolamento è una delle più pesanti di queste violazioni.

È davanti agli occhi del mondo intero, quanto il regime di Recep Tayyip Erdoğan sta facendo in termini di repressione nei confronti del popolo curdo e di tutte le istanze democratiche in Turchia e in Medio Oriente.

Favorendo così la diffusione del nazional-fascismo, del sessismo e del fanatismo religioso. Occupando interi territori in Medio Oriente, distruggendone la storia e l’identità culturale, provocando genocidi ed esodi di massa di intere popolazioni, anche attraverso l’appropriazione dei fiumi Tigri ed Eufrate -patrimoni dell’umanità- irreggimentati con dighe per lo sfruttamento elettrico a danno della sparizione di civiltà millenarie, come la città di Hasankyef.

Catastrofi umanitarie, di cui Afrin invasa, saccheggiata e occupata dai turchi e alleati jihadisti è la dimostrazione della barbarie del regime di Erdogan, che, complici le superpotenze, sta oltremodo dispiegando le forze armate per invadere i cantoni di Kobane e Cezire allo scopo di disperdere la rivoluzione del Rojava e decimare i combattenti curdi.

La libertà di Abdullah Öcalan è indispensabile. Per molti anni lo Stato turco ha tenuto colloqui con lui per la risoluzione della questione curda. Egli infatti è in grado di svolgere un ruolo chiave essendo il leader che gode della fiducia di milioni di persone in Medio Oriente: porre fine al suo isolamento significa dare una prospettiva di pace e di democrazia a tutti quei territori martoriati da decenni di guerra, distruzioni e milioni di profughi.

Libertà per Ocalan e per tutte e tutti i prigionieri politici
Difendiamo il Rojava per la libertà e la pace in Medio Oriente
16 febbraio Manifestazioni a Roma e Strasburgo”