Questa Turchia non è degna di entrare in Europa

La posizione del Parlamento Ue dopo l’incontro Fnsi col presidente S&D Gianni Pittella

“In Turchia è in atto una deriva illiberale che va fermata. L’unica cosa che può convincere Erdogan a porre fine allo stato di emergenza e liberare migliaia di prigionieri è una forte presa di posizione dalla comunità internazionale. Serve una condanna dei leader mondiali. Durante il fascismo gli oppositori come Matteotti venivano uccisi, il regime sovietico mandava i dissidenti nei gulag, nella democrazia turca gli oppositori vengono forzati al silenzio e chiusi in galera. Non possiamo arrenderci a questa deriva, dobbiamo riportare la Turchia sulla giusta strada del rispetto dei diritti umani, della piena democrazia e libertà!”.

Gianni Pittella, presidente del Gruppo Socialisti & Democratici in Parlamento europeo, è stato di parola mobilitando l’assemblea di Bruxelles a sospendere la procedura dei colloqui di adesione della Turchia all’Unione Europea definita nell’articolo 5 del quadro negoziale, in cui si prevede che “in caso di violazione grave e persistente da parte della Turchia dei principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto su cui si fonda l’Unione, la Commissione, di sua iniziativa o su richiesta di un terzo degli Stati membri, raccomanderà di sospendere i negoziati e proporrà le condizioni per la loro eventuale ripresa”.

Con la risoluzione approvata con 477 voti favorevoli, 64 voti contrari e 97 astensioni, il Parlamento europeo “parla con una voce univoca e chiara – ha affermato la relatrice Kati Piri (S&D) – nel condannare il serio declino del governo turco sui valori democratici e continua a sostenere la popolazione turca, ovvero i milioni di persone che vorrebbero continuare a vedere l’Ue come ancora per le riforme nel loro paese. Insieme a te [popolo turco] speriamo che «Adalet» (la giustizia) tornerà presto in Turchia”.

I deputati europei sono, infatti, preoccupati dalla marcia indietro della Turchia su Stato di diritto, diritti umani, libertà dei media e lotta alla corruzione. Condannano fermamente il sostegno a favore della reintroduzione della pena di morte, ripetutamente dichiarato dal presidente Erdogan e da vari altri politici, che metterebbe in discussione l’appartenenza della Turchia al Consiglio d’Europa e condurrebbe a una cessazione immediata dei colloqui di adesione all’Unione Europea.

Nel testo della risoluzione, visti i risultati del recente referendum in Turchia e l’espansione dei poteri presidenziali, si invitano la Commissione europea e gli Stati membri “a sospendere senza indugio i negoziati di adesione con la Turchia se il pacchetto di riforme costituzionali verrà attuato senza modifiche”.

Come sottolineato nella valutazione annuale sui progressi della riforme turche, approvata giovedì, il 2016 è stato un anno difficile per la Turchia a causa della guerra tuttora in corso in Siria, dell’elevato numero di rifugiati, di una serie di odiosi attacchi terroristici e di un tentativo di colpo di Stato.

I deputati hanno ribadito la loro ferma condanna del tentativo di colpo di Stato ed espresso la propria solidarietà al popolo turco, ma allo stesso tempo deplorato la risposta sproporzionata del governo turco, che ha portato a licenziamenti collettivi di dipendenti pubblici, alla liquidazione massiccia di mezzi di comunicazione, all’arresto di giornalisti, accademici, magistrati, difensori dei diritti umani e alla chiusura di numerose scuole e università.

Il Parlamento europeo riconosce, altresì, l’importanza strategica di buone relazioni tra l’Ue e la Turchia e il proseguimento di un dialogo costruttivo e aperto al fine di affrontare le sfide comuni, quali la migrazione, la sicurezza e il terrorismo. I deputati sostengono, infatti, la modernizzazione dell’unione doganale, ma hanno chiesto di integrare una clausola che renda i diritti umani e le libertà fondamentali uno dei presupposti essenziali per un nuovo accordo. Nell’autunno prossimo, il Parlamento europeo invierà una delegazione ad Ankara con l’obiettivo di rinnovare il dialogo parlamentare con la Turchia.

Soddisfazione per la risoluzione del Parlamento europeo viene espressa dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, sempre in prima linea nella battaglia contro ogni forma di bavaglio e censura in Turchia. Il 19 giugno scorso, infatti, il segretario generale Raffaele Lorusso, in rappresentanza della Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj), ha presenziato a Istanbul al processo nei confronti dei giornalisti Ahmet e Mehmet Altan, accusati di aver tentato di rovesciare il governo, di sovvertire l’ordine costituzionale e di aver fornito supporto ad un’organizzazione terroristica pur senza esserne membri.

Il 28 giugno scorso, invece, il segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, ha prima incontrato il presidente del Gruppo S&D, Gianni Pittella, alla guida di una delegazione dell’emittente in lingua curda Med Nuce Tv, composta dall’amministratore unico Hikmet Aslan, dal direttore Antonio Ruggieri e dai giornalisti Sinan Seker, Ferda Cetin e Berivan Gzere, presenti a Bruxelles assieme al presidente dell’Associazione della Stampa del Molise, Giuseppe Di Pietro, componente della Giunta esecutiva Fnsi.

Accogliendo l’appello della Fnsi, il Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) del Parlamento Europeo si era, infatti, impegnato a denunciare in aula il caso dell’emittente Med Nuce Tv, oscurata dall’operatore satellitare Eutelsat su pressione del regime turco di Erdogan, e ha annunciato che chiederà ufficialmente al presidente francese Emmanuel Macron di intervenire contro l’ennesimo, inaccettabile, bavaglio alla liberà di stampa.

Parlamento EuropeoIl giorno successivo, sempre a Bruxelles, Carlo Parisi è intervenuto nell’aula “Altiero Spinelli” del Parlamento Europeo, in occasione della “1ª Conferenza sulla libertà di stampa e contro la censura in Turchia e in tutto il mondo”, esprimendo “tutta la solidarietà e la vicinanza della Fnsi ai colleghi ed al popolo curdo, perseguitati in quella prigione a cielo aperto che è diventata la Turchia e anche oltre, considerate le inaccettabili interferenze del governo turco sulla Francia per oscurare Med Nuce Tv”.

Nell’occasione, Parisi ha, tra l’altro, condannato “le violenze e la repressione del regime di Erdogan nei confronti di quanti si battono per la libertà di stampa e di espressione e per l’affermazione della verità e della democrazia in uno Stato che, se aspira a far parte dell’Unione Europea, deve rispettare la libertà e la dignità di tutti i popoli, a partire da quello curdo”. (giornalistitalia.it)