Report della delegazione Nusaybin

20.03.2014 – Oggi, dopo un lungo viaggio, non privo di numerosi controlli da parte dell’esercito, attraverso le montagne del  Kurdistan, dagli scenari spettacolari ed anche devastati negli anni da una feroce repressione delle forze dell’esercito, che si impone per la sua onnipresenza, arriviamo a Nusaybin al confine con la Siria, dove ci aspetta la sindachessa Ayṣe Gökkan, resasi nota in tutto il mondo per l’opposizione alla costruzione di un muro tra Turchia e Siria, decisa dal governo turco,  attuata attraverso un clamoroso sciopero della fame nel 2013.

Le tematiche subito affrontate sono quella dell’impegno della donna nell’attuale fase storico-politica, del contributo dei giovani e della situazione siriana.

Riguardo al primo tema, rimarca la situazione di particolare sfruttamento e oppressione cui sono esposte attualmente le donne in Siria, e  fra gli altri problemi preoccupa il diffondersi di una prostituzione minorile sempre più precoce; questo in una società all’interno della quale le donne hanno un ruolo sempre più attivo nel processo di affermazione dei diritti del popolo curdo.

Sul problema della Siria, rileva come il governo turco, che voleva indebolire la lotta in Rojava erigendo un muro a rinforzo della separazione già esistente, in realtà con questa scelta ha rinsaldato ancora di più i legami fra le persone delle due parti.

Il muro, progettato per essere lungo 7.000 m e alto 2 in corrispondenza di Nusaybin, in seguito alle proteste della popolazione è stato realizzato soltanto per 1.300 m, alto 1 m e sovrastato da  2 m di filo spinato.

Ribadisce la propria posizione di forte critica nei confronti del governo turco, che supporta sia da un punto di vista logistico che di sostegno e d’aiuto le forze estremiste di Al Nusra, che attaccano la popolazione curda in Siria, rendendosi invece colpevole di abbandono e di negazione  di aiuti alla stessa, con particolare riguardo alle fasce più esposte quali i bambini e i malati, cui vengono negati vaccinazioni, cure e talvolta possibilità di accesso negli ospedali turchi anche per cure salvavita. L’impossibilità di eseguire regolari vaccinazioni ha favorito la ricomparsa di malattie infettive fra cui  casi di poliomielite.

Riferisce che il governo turco si è reso responsabile anche dell’uccisione di curdi siriani,  che tentavano di entrare sul suo territorio turco mentre  permette il passaggio tra i due stati di aiuti e anche di armi e armati da altri valichi di frontiera, bloccando invece ogni scambio con  Rojava.

In quella regione i curdi sono impegnati autonomamente nella difesa del territorio e della popolazione dagli attacchi delle forze di Al Quaeda e Al Nusra, sempre più attive, anche con attentati suicidi.

Sull’attuale situazione economica a Nusaybin,  il venir meno degli scambi con la Siria ha causato anche una forte crisi delle attività commerciali locali, dove circa 2.000 imprese sono state costrette a sospendere la loro attività.

La situazione economica è critica, molte famiglie vivono disagiatamente, di un’economia di sussistenza attuata in modo autarchico nella regione; la disoccupazione ha ormai raggiunto il 90% e la popolazione non nutre alcuna fiducia nei confronti del governo centrale, al quale sempre meno si rivolge per qualsiasi forma di aiuto civile. Quando viene proposta una campagna di vaccinazione, si teme che possa trattarsi di un intervento di sterilizzazione; quando le autorità parlano di sicurezza, la gente pensa alla tortura da parte della polizia; quando si parla dell’educazione, pensa all’assimilazione; quando si parla di tribunale,  pensa all’ingiustizia; quando si parla di un lavoro, pensa al ricatto.

Interrogata su quanto è stato fatto da parte sua a favore della popolazione,  risponde che la competenza della Municipalità è limitata, essendo riconosciute maggiori  competenze  agli organi decentrati dello Stato.

Malgrado ciò, alcune opere sono state realizzate:
*la canalizzazione di acque fognarie,
*l’apertura di un ambulatorio medico,
*un forno per la panificazione,
*un macello,
*una cooperativa per la produzione e la commercializzazione dei prodotti della macellazione, dell’allevamento e della pesca.

Per la sua attività negli anni del suo mandato è stata costantemente perseguitata dal governo, che l’ha sottoposta  a 150 procedimenti penali.

Ha promosso l’apertura di un Centro  per donne vittime di violenza,  fatto oggetto di irruzione da parte delle forze dell’ordine e di un Centro Culturale,  chiuso dallo stato, ma da lei successivamente riaperto.

Con uno slogan ha affermato che “se l’uomo violenta e lo stato lo difende, lei invece allontana dal lavoro gli uomini che tradiscono le donne”.

Finisce dicendo di essere stata intimidita, minacciata ed insultata dalla polizia in occasione della sua protesta, mentre gli abitanti, sia di Nusaybin  che di Rojava, sono stati sempre  solidali nel sostenerla.

Dopo averla salutata e ringraziata, ci siamo recati al Centro Culturale “Mitanni”, all’interno del quale è funzionante una caffetteria, gestita da una cooperativa di donne in difficoltà, alla cui realizzazione ha contributo in modo determinante l’Associazione “Verso il Kurdistan” alcuni anni fa. A distanza di alcuni anni si può dire che l’iniziativa abbia avuto pieno successo.

Più tardi, in serata, accompagnati sempre dall’attuale sindachessa Ayṣe Gökkan,  che non si presenterà alle prossime elezioni amministrative,  abbiamo incontrato nella sede del suo partito, il BDP,  accolti da una folla festosa e danzante, gli attuali co-condidati Sara Kaya e Cengiz Kök, che ci hanno illustrato il loro programma. Questo in sintesi si basa sulla realizzazione di una governabilità fondata su interventi a favore della popolazione, centrati sulla realizzazione di attività lavorative rispettose dell’ambiente, sullo sfruttamento soprattutto delle risorse locali, in modo particolare sullo sviluppo di un’agricoltura e di un allevamento biologici, favoriti nella regione per la particolare fertilità, da sempre nota, del suolo ( la Mezzaluna fertile). Altro aspetto importante del programma è il perseguimento di una gestione amministrativa il più possibile di base, tesa a dare alla popolazione in generale e alle donne e ai giovani in particolare un ruolo di primo piano. Carattere del progetto politico complessivo rimane fondamentalmente sempre quello di una buona amministrazione, tesa alla realizzazione dei principi di libertà, giustizia ed  equità, partecipazione e autodeterminazione, che escluda ogni affermazione del potere.

Anche qui l’incontro si è concluso, per ovvi motivi, prendendo in esame i temi dell’attuale crisi siriana, rispetto alla quale sono state ribadite le posizioni già espresse dagli altri esponenti politici del BDP precedentemente incontrati.

21.03.2014
In mattinata, dopo una nuova visita al Centro Culturale “Mitanni”, accompagnati da una delle protagoniste dell’iniziativa che lì si svolge a favore delle donne, ci siamo recati al confine con la Siria, dove è stato realizzato il muro di separazione al quale si è opposta in prima persona l’attuale sindachessa di Nusaybin Ayṣe Gökkan.  Questo è situato a ridosso delle abitazioni e colpisce in modo particolare per la sua funzione di interruzione della normale vita quotidiana. Si potevano infatti osservare, nella  parte “turca” ( più urbanizzata), le persone nelle loro abitazioni affaccendate nelle attività domestiche, mentre al di là, in territorio siriano, i contadini erano intenti al lavoro nei campi. Il muro è attentamente sorvegliato dalle forze dell’ordine turche, anche mediante frequenti passaggi di mezzi  blindati che tendono a sconsigliare un avvicinamento a tale struttura muraria, in prossimità della quale si ipotizza anche la presenza di mine.  Colpisce il tentativo, teso forse alla normalizzazione, forse anche provocatorio, da parte un’anziana signora accompagnata da una più giovane, di cuocere il pane in un forno tradizionale situato nelle immediate vicinanze del muro.

Delegazione di Van-Yuksekova-Nusaybin