Roma, protesta filo curda davanti l’ambasciata turca

Un gruppo di attivisti si è incatenato ai cancelli dell’ambasciata di via Palestro. Lo slogan: Roma con il Kurdistan

É durata poco meno di due ore la manifestazione pro-curdi davanti all’ambasciata della Turchia. Alle 9, 30 quattro ragazzi si sono incatenati al cancello della sede diplomatica. Davanti a loro uno striscione con a scritta: “From Gezi to Kobane. Stop Erdogan’s terrorism. Roma con il Kurdistan”. Una ventina di ragazzi si sono dati appuntamento in via Palestro per protestare contro l’ambiguità dei radi anti-Isis e anti-Pkk che Ankara ha portato a termine nei giorni scorsi. Decisione questa, presa dopo l’l’attentato che ha provocato 32 vittime a Suruc, tra i giovani curdi radunati per aiutare la ricostruzione di Kobane, e dopo l’uccisione, rivendicata dal Pkk, di due poliziotti a Ceylanpinar, e di un altro agente ucciso a Diyarbakir (questa, senza rivendicazione).

Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine senza grandi allarmismi. Militari e Carabinieri parlando con gli attivisti hanno solo chiesto la certezza di libero passaggio verso l’ambasciata.

Le motivazioni “La Turchia sta portando avanti un’aggressione militare esclusivamente contro la popolazione curda civile e i militanti del Pkk – spiegano gli attivisti – quella dell’attacco all’Isis è una scusa: basti pensare che tra il migliaio di persone arrestate dall’inizio dell’offensiva, novecento sono militanti turchi dell’opposizione. Questa è la dimostrazione che il governo di Erdogan in realtà da sempre appoggia l’Isis e usa strumentalmente questo attacco militare per chiudere i conti con l’opposizione turca e con i curdi.

La protesta è rivolta anche alla politica estera italiana: “Il governo italiano invece di appoggiare le politiche guerrafondaie di Ankara deve invece riconoscere l’esperienza democratica nota ormai a tutto il mondo della comunità curda Rojava”.

Nel comunicato degli attivisti (un gruppo misto di Sel e centri sociali romani, a firma romani per il Kurdistan si legge: “Dopo mesi di solidarietà attiva nei confronti della popolazione curda e delle sue unità di autodifesa, oggi vogliamo rompere il muro di silenzio e menzogne creato intorno all’aggressione militare che stanno subendo. Vogliamo denunciare il terrorismo di Erdogan e dello Stato turco. Vogliamo affermare che in Turchia e nel Kurdistan HDP, PYD, PKK, insieme ai movimenti sociali esplosi negli ultimi anni, sono gli unici garanti della democrazia e dei valori umani.

Nel comunicato si elencano i motivi della protesta pacifica: “per la fine dei bombardamenti e la pace in Kurdistan e in tutta l’area medio-orientale.
Per il rilascio immediato di tutti gli oppositori al regime autoritario turco. Per l’eliminazione del PKK, unico fronte all’avanzata dell’ISIS e unico garante possibile per un processo di pace nell’area, dalle liste del terrorismo internazionale.
Per il riconoscimento del confederalismo democratico del Rojava, per una possibilità di pace e libertà per i popoli del Medio Oriente.

Roberta Benvenuto
Globalist