Piccola guida alle milizie curde (si fa presto a dire “peshmerga”)

Chi sono i peshmerga? Dov’è il Rojava? I curdi turchi del Pkk che ruolo hanno nella guerra all’Isis? Un po’ di risposte per evitare la confusione

Se ne sentono tante, in questi giorni, sulle milizie curde in guerra contro lo Stato islamico. E c’è tanta confusione. “Peshmerga” viene usato spesso come sinonimo di guerriglieri curdi. Sbagliato. Oppure, oggi, si leggeva di manifestanti «curdi siriani del Pkk» davanti al parlamento italiano. Sbagliato, anche questo. Il collettivo Wu Ming ha pubblicato una lunghissima e documentata ricostruzione sul ruolo dei curdi nella guerra allo Stato islamico. Proviamo qui a fare un po’ di chiarezza – in modo sintetico – sui termini che si leggono sulla stampa.

I peshmerga e l’America. È una parola curda che vuol dire “coloro che affrontano la morte”. Oggi il termine viene usato per indicare le forze armate del governo regionale del Kurdistan iracheno. È su di loro che sta facendo affidamento l’America. I legami tra Stati Uniti e curdi iracheni sono solidi, risalgono al 1991. Alla fine della guerra del Golfo, i peshmerga provarono a conquistarsi con le armi l’indipendenza dall’Iraq di Saddam Hussein. Il raìs di Bagdad sedò la ribellione con la forza, anche facendo ricorso ad armi chimiche. Il presidente americano George H.W. Bush decise di intervenire imponendo una no-fly zone sul nord dell’Iraq, ma senza spingersi oltre. Come conseguenza Hussein invitò uno dei leader curdi, Masoud Barzani, nella capitale. I due strinsero un accordo per l’autogoverno del Kurdistan. Nasce lì il legame tra America e Kurdistan iracheno: a Erbil gli Stati Uniti hanno un consolato, una presenza militare, una stazione dei servizi di intelligence. Un legame rinsaldato ai tempi dell’invasione dell’Iraq nel 2003: gli americani, in cambio di aiuto militare, offrirono ai curdi iracheni un’ampia autonomia.

Si combatte nel Kurdistan iracheno? I peshmerga sono oggi impegnati nella guerra contro l’Isis. Ma quella guerra, in massima parte, non la si combatte dentro i confini del Kurdistan iracheno. La maggior parte degli scontri sono in aree esterne alla regione autonoma, ma che i curdi vorrebbero annettere. Città come Kirkuk o Niniveh sono contese da anni tra il governo curdo di Erbil e quello iracheno di Bagdad. Ora i peshmerga si contendono quelle aree con lo Stato islamico. Se dovessero riuscire a conquistarle e a sconfiggere l’Isis, è realistico pensare che le restituiscano a Bagdad?

La guerra nel Kurdistan siriano. La guerra è invece penetrata a fondo nel Kurdistan siriano, o Rojava, la regione della Siria a maggioranza curda. Dall’inizio della rivolta contro Bashar al Assad, i curdi siriani hanno giocato un ruolo ambiguo. Le milizie curde siriane sono note con la sigla Ypg, che sta per Unità di protezione del popolo (Yekîneyên Parastina Gel). Più che prendere parte – con Assad o coi ribelli – hanno pensato a mettere in sicurezza la “loro” regione, sognando l’autonomia o l’indipendenza. Si sono scontrati a volte con l’esercito regolare siriano, altre volte con le milizie ribelli. L’ascesa dello Stato islamico ha scombinato le carte. Dall’inizio del 2014 gli scontri tra Isis e Ypg si sono fatti più frequenti. E oggi l’Isis sta assediando la città curdo-siriana di Kobane (Ain al Arab, in arabo). Ma i rapporti tra Ypg e Stati Uniti sono molto più complicati di quelli tra l’America e i peshmerga.

La Turchia vuole salvare i curdi siriani? Come la mettiamo col Pkk? I curdi siriani delle Ypg sono legati al Partito dei lavoratori curdi di Abdullah Ocalan, il Pkk attivo in Turchia. Il Pkk ha avuto un ruolo decisivo, affianco ai “cugini” siriani, nella guerra all’Isis. Tanto il Pkk quanto le Ypg hanno una base ideologica di matrice non solo nazionalista, ma socialista, o socialista e libertaria. Il Pkk è considerato dagli Stati Uniti e dalla Turchia un’organizzazione terroristica. Il governo turco è stato impegnato per decenni in una vera e propria guerra contro il Pkk. I tentativi di trovare un accordo sono in corso, ma non hanno ancora portato a una soluzione. Ora la Turchia sta inviando soldati al confine col Rojava, per “proteggere i curdi” dall’offensiva dell’Isis ed evitare un “genocidio” a Kobane. È possibile che la Turchia combatta fianco a fianco con le Ypg, alleate del Pkk suo nemico? Se davvero i soldati turchi entreranno in Siria, Ankara dovrà stringere un accordo con i curdi siriani e forse anche coi curdi turchi. Oppure affrontare il rischio di un nuovo conflitto, dopo quello con l’Isis. Qualunque sia l’esito della guerra, la questione curda è destinata a una nuova centralità.

 

di Lorenzo Biondi- Europa Quotidiano