Sfidare la modernità Capitalista II: L’ecologia sociale e il mondo non-occidentale

Intervento di Federico Venturini alla conferenza “Sfidare la Modernità Capitalista II” Amburgo 3-5 Aprile 2015

Murray Bookchin è stato il fondatore dell’ecologia sociale, una filosofia il cui progetto politico è chiamato municipalismo libertario o Communalismo. Recentemente vi è stato è stato un risveglio di interesse per questo progetto, data la sua influenza sulla organizzazione socio-politica in Rojava, una regione autogestita curda nello stato siriano. Ciò non dovrebbe essere una sorpresa: le opere di Bookchin hanno infatti influenzato per oltre un decennio Abdul Öcalan, leader curdo che ha sviluppato un progetto politico chiamato Confederalismo Democratico. Credo che dovremmo accogliere questo rinnovato interesse nell’ecologia sociale e prendere spunto dall’esperienza Rojava.

Le analisi di Bookchin sono state sempre più focalizzato sulle esperienze nord-americane o europee e anche il municipalismo libertario si sviluppa da queste tradizioni. Inoltre, Bookchin, che scriveva in uno scenario di guerra fredda, era dubbioso sui limiti dei movimenti nazionali che lottavano per l’indipendenza. Scopo di questo lavoro è quello di sviluppare e ampliare l’analisi di Bookchin, includendovi le esperienze e le tradizioni di culture e movimenti diversi e le loro interrelazioni su scala globale. In primo luogo, nel lavoro viene esplorata la prospettiva dell’ecologia sociale sul mondo non-occidentale. In secondo luogo, vengono introdotti degli strumenti più sofisticati per affrontare le relazioni inter-nazione basate sulla teoria del sistema-mondo. In terzo luogo, si spiega come nuove esperienze provenienti da regioni non-occidentali possano potenziare analisi e pratiche dell’ecologia sociale.

1.
Da un lato la caduta dell’Unione Sovietica e lo spostamento della Repubblica popolare cinese verso un capitalismo sfrenato hanno mostrato i limiti e le colpe dei progetti marxisti autoritari. D’altro canto, la drammatica crisi finanziaria globale del 2008 e la crisi ambientale hanno mostrato anche i limiti dell’attuale sistema dominante. Tuttavia la sinistra (con poche eccezioni, ad esempio nei paesi dell’America Latina) non sembra in grado di esprimere nuove alternative e progetti credibili alle economie neoliberiste e della democrazia borghese. E’ fondamentale per i movimenti anti-capitalisti poter parlare alle persone e alla società di soluzioni alternative che non offrano solo le strategie per rovesciare il sistema attuale, ma anche di come strutturare una futura società equa ed ecologica. Recentemente Harvey (2012) ha affermato che “la proposta di Bookchin è di gran lunga la più sofisticata proposta radicale per affrontare la creazione e l’utilizzo collettivo dei beni comuni su scale differenti, e vale la pena di elaborarla, come parte del programma anti-capitalista radicale” (85).

A mio avviso, il potere dell’ecologia sociale va al di là dell’essere una proposta per affermare i beni comuni. Permeato da naturalismo dialettico, questo pensiero contesta chiaramente l’attuale sistema capitalistico e tutte le forme di oppressione, tra cui il razzismo, etno-centrismo e il patriarcato. Inoltre, l’ecologia sociale offre una visione ricostruttiva e rivoluzionaria per una società ecologica di post-scarsità. L’ecologia sociale affronta le attuali lotte sociali che emergono in entrambi i contesti urbani e rurali, e anche le questioni centrali della natura, della scienza, della tecnologia che si presentano in questi contesti. Per di più, l’ecologia sociale propone come costruire una nuova società, promuovendo strategie pre-figurative di organizzazione politica che comprendono gruppi di affinità, la formazione di movimenti sociali basati sulla democrazia diretta, come pure progetti educativi e politici che includono il Communalismo o il municipalismo libertario. Inoltre, l’ecologia sociale prevede un’etica di complementarietà che costituisce il fondamento della lotta per promuovere la liberazione di sesso / genere, l’orizzontalismo, l’egualitarismo, il mutuo appoggio, l’autodeterminazione, e il decentramento. Questo è il potere dell’ecologia sociale: essa offre una teoria coerente che, mentre critica le attuali crisi sociali ed ecologiche, fornisce una visione ricostruttiva, nonché gli strumenti per realizzare una società libera ed ecologica.

Questa potente teoria, che ha influenzato i movimenti ecologisti europei e americani per decenni, ha tuttavia un’applicazione limitata nel contesto non-occidentale, come riconosce lo stesso Bookchin: “sono più informato su questo paese [USA] che su altre parti del mondo “(Biehl del 1998, 151). Nonostante alcune critiche ferventi che incolpano questo atteggiamento di essere “scollegato dalla realtà della società globale contemporanea, e basato su una problematica teorica altamente eurocentrica […] senza riferimenti a luoghi come Kolkata, Beijing, Jakarta, Rio, Nairobi, o addirittura, ad alcuna delle grandi megalopoli del Terzo Mondo” (Clark 2013: 17), l’approccio di Bookchin è pienamente comprensibile e non lo si può certo biasimare per questo. Tuttavia, credo che sia ora nostro compito sviluppare e ampliare la sua analisi, includendo anche solo nell’analisi dei singoli movimenti, le sue interrelazioni su scala globale.

2.
Come ho sottolineato nelle sezioni precedenti, nella loro analisi, Bookchin e altri ecologisti sociali sono rimasti e rimangono, purtroppo, concentrate su esperienze e punti di vista europei o americani, negando un’apertura su scala globale che è oggi riconosciuta come la vero scala di lotta. Se, infatti, vogliamo sviluppare una spiegazione significativa delle lotte contemporanee, una visione globale è necessaria, anche nell’ottica del superamento di un modello mentale occidentale.

Riconosco il potere dell’ecologia sociale come strumento per il cambiamento sociale, ma anche come strumento per comprendere l’attuale crisi socio-ambientale e identificare le aree chiave dove intervenire, proponendo valide alternative. Concetti chiave dell’ecologia sociale, come comunità, urbanizzazione, l’espansione urbana, uso delle risorse e tecnologie, le relazioni con le istituzioni, il ruolo degli urbanisti e così via, possono essere fondamentali per comprendere le caratteristiche globali del capitalismo.

Allo stesso tempo, è importante rinvigorire questi aspetti introducendo nuovi punti di vista: avere a che fare con le esperienze della semi-periferia può aiutare a sviluppare una visione più organica dell’ecologia sociale che finora si è basata principalmente sulle analisi delle città dal centro. A tal proposito, è necessaria un’analisi più articolata delle esperienze dei paesi periferici e semi-periferici, soprattutto considerando forme di oppressione neo-coloniali (Njrumah 1965):

“L’essenza del neo-colonialismo è che lo Stato che è soggetto ad esso è, in teoria, indipendente e dispone di tutti gli orpelli esteriori della sovranità internazionale. In realtà il suo sistema economico e quindi la sua linea politica è diretta dall’esterno” (ix).

In un mondo globalizzato, questi rapporti di dipendenza tra le nazioni sono mantenuti con metodi diversi, tra cui l’occupazione militare è ancora una possibilità, anche se estrema e meno suscettibile ad essere utilizzata. Il nuovo modo vincente per controllare una nazione straniera è attraverso il potere economico / monetario:

“Il risultato del neocolonialismo è che il capitale estero viene utilizzato per lo sfruttamento piuttosto che per lo sviluppo delle regioni meno sviluppate del mondo. Nel modello neo-coloniale, gli investimenti aumentano, piuttosto che diminuire, il divario tra ricchi e paesi poveri del mondo” (x).

Lo scopo principale di questa nuova relazione di potere indiretta è alimentare e aumentare il controllo delle fonti di materie prime e la produzione di beni.

E’ evidente che queste forze agiscono su scala globale e che è fondamentale tenerne conto. Questo va fatto nonostante la decisione di Bookchin di concentrare il suo lavoro sulle rivoluzioni solo in Europa e Nord America, perché le rivoluzioni moderne nelle altre parti del mondo “tendevano a essere profondamente autolimitate, e il loro impatto ideologico sul mondo è stata molto limitato “(Bookchin 1996: 17) e “le loro ideologie indugiavano come echi delle precedenti rivoluzioni europee” (Bookchin 1996: 18). L’importanza di qualsiasi lotta anti-coloniale o di altre forme di lotta in paesi non-centrali è così fortemente minimizzata, tralasciando come in realtà esse dimostrino un particolare vitalità nella lotta contro le varie forme di dominio.

Ad esempio lo studioso brasiliano Cavalcanti (2010) sottolinea che: “la critica principale a Bookchin potrebbe essere, dal nostro punto di vista, la poca attenzione che ha dedicato ai problemi dell’ecologia sociale nei paesi del Terzo Mondo” (15). In questo contesto è rilevante la posizione di Ramnath (2011) che mette in evidenza l’importanza del de-colonizzare la conoscenza nelle lotte rivoluzionarie. Per fare ciò, è importante evitare certi semplicismi inclusi nel dividere i paesi in Primo-Terzo Mondo, paesi sviluppati o in via di sviluppo, sud-globale, etc.. Termini come paesi centrali, semi-periferici e periferici, introdotti da Wallerstein (1984) nella sua teoria del sistema-mondo, possono arricchire le spiegazioni dei complessi rapporti economici e di potere tra paesi. Inoltre, se l’ecologia sociale mira a sfidare tutte le forme di dominio, essa deve affrontare il rapporto tra la periferia e la semi-periferia, considerando il neo-colonialismo come una forma di dominio alla base del controllo indiretto e della dipendenza forzata dell’economia e della cultura di certi paesi.

3.
L’unico caso in cui Bookchin ha influenzato direttamente un movimento e un progetto rivoluzionario al di fuori del centro è stato nel contesto curdo. In questo caso, infatti, è evidente come il programma politico di Öcalan sia stato modellato intorno ai concetti di confederalismo presentati nel Communalismo (Akkaya & Jongerden 2012). C’è una linea diretta tra le elaborazioni del fondatore dell’ecologia sociale e Öcalan, costruita anche su un intenso scambio di idee, la cui storia è stata descritta e analizzata da Biehl (2012).
Questa evidenza ha bisogno però di una conferma più profonda, essendo per ora informata da una letteratura che soffre sicuramente del contesto in cui è stata sviluppata: Öcalan sta scrivendo dalla prigione, con principale obiettivo quello di difendere il suo caso legale e di trovare una soluzione politica alla questione curda, con limitato accesso a libri e visite (Öcalan 2007). Una delle sue principali preoccupazioni è “identificare una soluzione che […] si adatti alla situazione del Medio Oriente” (Öcalan 2011: 8), e la lotta del PKK è per una rivoluzione dell’intera Turchia, al di là della sola questione curda (Jongerden & Akkaya 2012).

In ogni caso, gli eventi attuali mostrano la potenza di questo intervento e l’influenza dell’ecologica sociale. L’esperienza dei cantoni di Rojava, dal 2013, è un esempio vivo della messa in pratica dei concetti di confederalismo democratico, in cui viene sperimentata un’ampia autonomia nelle comunità, un’economia comunale e l’emancipazione della condizione delle donne.

L’adattamento dei principi dell’ecologia sociale su scala locale e alle esigenze locali è la chiave fondamentale per l’espansione e diffusione di questa idea. Questo può essere appreso dal caso curdo, nonché dall’esperienza zapatista, un altro esempio di governo autonomo in pratica oggi fuori del dominio capitalista (Stanchev 2015).

Imparare da queste esperienze e utilizzarle per riflettere e migliorare il pensiero dell’ecologia sociale, permetterà di mantenerla come filosofia dinamica, evitando il pericolo di una teorizzazione ossificata, come riconosce lo stesso Bookchin: “il dialogo utopico in tutta la sua esistenzialità deve infondere le astrazioni della teoria sociale. La mia attenzione non è verso “modelli” utopistici (che possono irrigidire il pensiero così come sicuramente più recenti “piani” governativi hanno fatto), ma verso il dialogo stesso inteso come un evento pubblico” (Bookchin 1982: 334).