Report della delegazione a Newroz 2018

A cura del comitato di solidarietà “Pinerolese per il Kurdistan”

Il 20 e 21 marzo 2018 una delegazione internazionale, con componenti da più stati europei, ha partecipato alle iniziative per il Newroz di Amed. Durante la prima giornata si sono svolti incontri con i rappresentanti di quattro organizzazioni legate al movimento curdo; il documento che segue rappresenta il tentativo di riportare quanto abbiamo avuto modo di ascoltare. In corsivo le domande poste da alcuni membri della delegazione.

Ci scusiamo per eventuali carenze e errori nell’esposizione o traduzione.

Vicedirettore degli affari esteri HDP1:
Erdogan subisce una battuta d’arresto alle elezioni del 7 giugno 2015 con le vittorie dell’HDP e la crescita del potere del popolo curdo. Ciò spaventa lo stato turco, che basa molte delle sue politiche sull’esclusione dei curdi. L’HDP subisce forti pressioni; si tenta di eliminare tutti i rappresentanti curdi in preparazione all’attacco su Afrin. La violenza contro Kobane fu fermata dalle voci e dalle manifestazioni, ma queste ora sono state impedite e distrutte.

15’000 persone sono state arrestate; 5’000 sono in carcere dal novembre 2016. I parlamentari hanno abbandonato le loro posizioni a causa di accuse di terrorismo, fermi e autoesili (nove persone fuggite).

Si combatte in Siria con le armi e simultaneamente in Turchia con accuse e arresti, ma gli attacchi contro Afrin e contro l’HDP fanno parte della stessa operazione. Con la perdita del potere, Erdogan si è alleato con ultranazionalisti scontenti del processo di pace. C’è stato un voltafaccia radicale. Lo stato turco vuole diventare la “Coalizione Islamica Turca”, attaccando i curdi per unificare i territori e il popolo. Infatti, la popolazione di Afrin sta venendo sostituita dalle milizie ISIS e dalle loro famiglie.

L’establishment turco sta attraversando una crisi esistenziale, non sa cosa fare dei curdi e non riesce ad avere una prospettiva nuova e diversa sul mondo e gli eventi.
Non possiamo perdere questa battaglia, altrimenti perderemo tutto.

Le posizioni internazionali giocano un ruolo chiave sull’attacco di Afrin: è avvenuto con il permesso della Russia, che ha aperto la zona aerea. In Europa si fanno dichiarazioni, ma nulla di concreto: probabilmente Erdogan ha promesso qualcosa, ovvero la chiusura dei confini. I media internazionali non si rendono conto di chi faccia parte dell’”Esercito Libero”.

La lotta continua, anche se è doloroso. I curdi sono bravissimi in una cosa: sopravvivere. Abbiamo subito molte atrocità e ne siamo sempre usciti con una speranza più grande. Siamo sicuri della nostra vittoria.

Le dichiarazioni di Erdogan in merito al desiderio di attaccare altre città sono per la maggior parte un egocentrico aumento di nazionalismo in vista delle prossime elezioni.

Tra USA e Turchia ci sono relazioni istituzionali: gli Stati Uniti usano le basi NATO turche. Non hanno politiche in atto riguardo la Siria. Inizialmente erano alleati YPG/YPJ contro l’ISIS, pur avendo precedentemente tentato di convincere la Turchia ad essere loro alleata su quel fronte, ricevendo un rifiuto. Adesso però il focus degli USA è limitare la forza dell’Iran. Non parliamo di tradimento: semplicemente i loro interessi non corrispondono più con quelli dei curdi. Gli Stati Uniti sono inoltre in una posizione delicata perché l’alleato internazionale è in guerra con quello “popolare”.

Nel futuro avremo sicuramente contatti diplomatici con la Turchia per ragioni geopolitiche, ma ci saranno sicuramente conseguenze per aver combattuto i curdi, che acquisiranno una loro posizione stabile nel Medio Oriente. Ogni parte del Kurdistan è o è stata attaccata violentemente perché sta diventando più forte, ha più territori e potere.

Molti curdi si erano trasferiti ad Afrin nei primi decenni del 1900; ora Erdogan sta portando altra gente per formare la “Cintura araba”, continuando il progetto del padre di Assad. Si tratta di ingegneria etnica.

Come vedete questa alleanza tra curdi e Assad?
Noi crediamo nella “terza via”: non si attacca se non si è attaccati. Sappiamo bene chi sia Assad, ma in questo momento abbiamo interessi militari comuni e quindi un’alleanza: Assad vuole proteggere i confini, scontento delle politiche espansioniste in Siria di Erdogan.

Se si tratta di sopravvivenza, non c’è morale: così come non abbiamo rifiutato armi prodotte in stati imperialisti a Kobane, ora non rifiutiamo l’alleanza.

Come paragonate le situazioni di Afrin e Kobane?
La mobilitazione sia all’estero sia in Bakur è differente, ma la colpa di quest’ultima è di Erdogan: più di mille persone sono state arrestate solo nei primi due giorni di attacchi. Internazionalmente, era facile schierarsi contro l’ISIS, ma non lo è altrettanto schierarsi contro lo stato turco.

“Non lascerò che accada un’altra Kobane” disse Erdogan, riferendosi alla grande mobilitazione del Bakur.

Qual è il ruolo dei curdi nel conflitto tra USA e Russia?
La Russia non vuole che gli Stati Uniti abbiano l’esclusiva sulle alleanze in Kurdistan, perché tutti sanno che in futuro avrà più potere e territori in Siria e nel contesto mediorientale.

Che rapporto hanno i curdi con le rivoluzioni sudamericane, in Colombia e degli zapatisti?
Stiamo creando una rete internazionale contro la globalizzazione neoliberale. Gli zapatisti sono per noi fonte d’ispirazione e lavoriamo a stretto contatto con loro e con molte realtà del Sudamerica.

Commissione diplomatica del TJA2:
La storia del movimento comincia negli anni Ottanta, con la prigionia di Sakine Cansız, la cui lotta e resistenza sono state fonte d’ispirazione per le giovani donne, che hanno cominciato a unirsi alla guerriglia delle montagne. Queste donne hanno poi ispirato le abitanti della città:

“Se l’hanno fatto loro, possiamo farlo anche noi”.
La resistenza parte dalle famiglie patriarcali e arriva alla società intera. Contrariamente alla maggior parte dei movimenti femministi nel mondo, quello curdo non parte dalle città, ma dalle zone rurali, dove le donne sono diventate figure di potere e di ispirazione. Lo stato di emergenza senza fine, la distruzione e le migrazioni hanno incoraggiato le organizzazioni democratiche a emergere. Stupri e violenze sessuali compiute in prigione sono state portate all’attenzione pubblica, e chi le perpetrava portato in tribunale. I movimenti civili degli anni Ottanta e Novanta hanno sempre più membri donne.

I movimenti crescono velocemente grazie a Öcalan, che dice che le società non possono essere libere senza la libertà delle donne. Le quattro parti del Kurdistan cooperano e fanno crescere il movimento.

Al suo interno c’è diversità di etnie e religioni, riflettendo la complessa situazione della regione. Il Congresso per la Libertà delle Donne è basato sull’unione di persone che mantiene la diversità e la riflette nelle figure pubbliche, nelle elezioni, nei contributi alla regione.

Il “Contratto Sociale delle Donne” punta a eliminare discriminazioni e violenza sulle donne, dalle municipalità alle comunità intere. Implementare il contratto non è un processo facile, si fa un po’ per volta. Nella pratica, secondo il contratto sono previste investigazioni in tutti i luoghi in cui è implementato.

Il Movimento delle Donne Libere è una forma di autodifesa collettiva presente in tutte le sfere della vita, con rappresentanti ovunque. Le donne giovani hanno la propria organizzazione. Ci sono due forme di dominazione maschile: nella società e nello stato. L’autodifesa è contro entrambe.

Il cambiamento sociale sarà determinato dalla jineoliji, la scienza delle donne. Sia donne che uomini devono essere liberi insieme per poterlo essere veramente. Per questo è stata introdotta la co-direzione e le donne hanno iniziato a essere presenti nei negoziati di pace. Le pratiche del Contratto sono state implementante senza l’aiuto dello stato e delle leggi e ora sono d’ispirazione e di esempio, diventando il modello adottato da questi.

Le analisi politiche vengono fatte con un’ideologia di dominazione maschile, con la loro mentalità e linguaggio. C’è solo illusione di solidarietà, che è molto importante nella guerra contro le donne, i loro risultati e i loro obiettivi.

Tutto il Medio Oriente è stato rinforzato dalle vittorie del movimento, che sfida le norme sociali e statali, l’idea di stato-nazione, proponendone altre per tutto il mondo, non solo per i curdi. Il modello è effettivo e di ispirazione per tutti.
I risultati delle elezioni del 7 giugno, col raggiungimento del 15% da parte dell’HDP, hanno testimoniato come il nostro lavoro sia stato ricevuto dalla popolazione. Il processo di pace è poi stato eliminato e si è passati a violenze e massacri: tutti coloro che esprimevano solidarietà ed erano in favore della pace sono stati arrestati. Le città e le municipalità stesse sono state prese di mira. Le assemblee, con a capo i giovani, si sono quindi organizzate in autodifesa da questo nuovo tipo di guerra, ovvero la promozione dell’abuso di droghe e il favoreggiamento della prostituzione. Sono poi cominciati i coprifuochi. Cizre, alla fine dell’assedio, era una città distrutta anche da abusi sessuali, guerriglia psicologica, case tolte ai proprietari, fallimenti delle fughe dai sotterranei; altre città sono state rase al suolo.
Negli ultimi 2-3 anni ci sono state risposte chiare agli attacchi. L’AKP3 attacca per primi i diritti delle donne in ogni sua politica. La violenza è cresciuta più del 1000%. Vengono distrutti tutti i successi che il Movimento delle Donne Libere aveva ottenuto.

Quali possono essere degli esempi pratici del Contratto?
Uomini che contraggono matrimoni poligamici non possono entrare in politica; chi commette violenze avrà sempre una riduzione del salario; incoraggiamo le cooperative femminili.

In che modo riconoscete le differenze di classe, di etnia e di orientamento sessuale all’interno del genere femminile, essendoci fasce privilegiate?
Essere donne vuol dire di per sé essere in una determinata classe, la più oppressa. Anche le donne stesse sono però condizionate dalla mentalità di dominazione maschile. Per cambiare la mentalità si organizzano workshop, aperti anche a uomini, per creare consapevolezza; momenti di riflessione e autocritica; tramite la pratica sociale e politica della co-direzione si abitua il popolo al potere decisionale delle donne.
L’identità LGBT+4 è anch’essa oppressa universalmente dalla società creata dal sistema economico capitalista. Lottiamo anche per loro; la nostra lotta non può essere divisa.

Come reagiscono gli uomini al movimento e alle pratiche del Contratto?
È molto difficile percorrere la strada fino ad arrivare a ottenere il potere decisionale. Per le donne, le organizzazioni femminili devono essere la priorità; solo dopo ci si iscrive ai partiti. Questo incoraggia gli uomini ad accettare la libertà delle donne e il loro potere decisionale. Forse la pensano in un modo diverso, ma nel contesto sociale non possono darlo a vedere. Le conseguenze pratiche e la denuncia pubblica di comportamenti sessisti e violenti isolano gli uomini che non si autocontrollano.

Öcalan dice chiaramente che le libertà di genere sono connesse: gli uomini non possono essere liberi se non lo sono anche le donne, e viceversa. Dobbiamo tutti “Uccidere l’uomo che abbiamo dentro” per iniziare il processo di liberazione.

Qual è il vostro rapporto con altri movimenti femministi internazionali, come Women’s March e #MeToo?
Il nostro movimento è nato in Medio Oriente, sulle esigenze di questa regione. Riconosciamo le organizzazioni internazionali ma abbiamo le donne curde come priorità.
Siamo comunque parte di organizzazioni internazionali e mondiali come Women’s March, e partecipiamo a iniziative come scioperi, azioni pro-choice, giornate di lotta. Vogliamo proporre di istituire il 9 gennaio, data dell’assassinio di Sakine, come giornata mondiale simbolo del femminicidio.

Cos’è, in breve, la jineoloji?
È un movimento e un’ideologia che critica l’approccio positivista alle scienze sociali e la mentalità di dominazione maschile, ragionando su possibili soluzioni. Critica anche la società patriarcale derivata dagli stati-nazione. Qualsiasi cosa deve essere costruita sulla base della libertà delle donne. I workshop sono continui; si crea consapevolezza dei contributi delle donne nella scienza e nella storia, sempre ostracizzate da ambienti dominati da uomini.

Come raggiungete tutte le donne del popolo?
Tutte le gerarchie e le forme di relazioni non eque sono nate dalla schiavitù della donna. Tutti dovrebbero comportarsi avendo una prospettiva del mondo femminile e con quel punto di vista, e ciò deve essere fatto nelle case, nelle famiglie e nei quartieri. Si va alla base della società per individuarne le cause dei problemi e risolverli. Noi ci muoviamo casa per casa per risolvere problemi e questioni famigliari: le assemblee locali discutono sia di problemi di larga scala sia locali. Ci sono commissioni del movimento, assemblee locali e organizzazioni di donne in ogni quartiere.

Come vi rapportate alla propaganda fatta dal sistema scolastico statale sui ruoli sociali?
Il sistema scolastico statale trasmette ideali di diseguaglianza; noi creiamo metodi alternativi di educazione, come le Academìe.

Com’è la situazione del movimento ora?
42 centri sono stati chiusi da decreti statali. Non ci sono più associazioni, ma movimenti. Molti edifici sono stati chiusi e abbiamo ricevuto minacce di incarcerazione. Gli attacchi sono iniziati con l’arresto di Öcalan e il suo isolamento: chiediamo agli internazionali di lottare per la sua libertà e per il riconoscimento del Kurdistan, di agire in solidarietà ad Afrin e istituire le giornate di lotta internazionale per le donne il 9 gennaio e il 3 agosto.

Responsabile degli affari esteri, responsabile degli affari locali, ed ex co-presidente del DBP5 (ed ex co-sindaco di un distretto di Diyarbakir):
Il 1999 è un anno importantissimo: prima lo stato centrale turco impediva la partecipazione alle elezioni. Alle prime elezioni del 1999 sono state ottenute 37 municipalità; 57 nel 2004; 69 nel 2009; più di 100 nel 2014. Tutte queste municipalità, nei diversi anni, sono state ottenute da partiti “diversi”: sono tutti stati chiusi più volte e riaperti con un nuovo nome. Molti rappresentanti sono in carcere; un co-presidente è stato recentemente torturato.

Le organizzazioni delle donne sono di estrema importanza nel DBP. “Co-presidenza”: ogni comitato deve avere rappresentanza di entrambi i generi. Si dà ascolto alle maggiori richieste del popolo; le municipalità sono ecologiche.

I governi statali centrali non possono aiutare per i problemi locali, e il confederalismo democratico può essere la soluzione. Lo stato però non riconosce l’autonomia democratica e anzi, è molto duro con queste municipalità. Questa in realtà è una violazione della costituzione turca, che prevede sia un governo centrale che uno locale. Le municipalità vengono chiuse di giorno in giorno.

Ora, i consiglieri eletti non possono entrare nelle municipalità; i co-sindaci sono stati sostituiti da addetti statali, la polizia ha razziato le loro case distruggendole, arrestandoli e tenendoli in custodia con rapporti confidenziali tenuti nascosti agli avvocati. I loro processi si sono tenuti il giorno dopo l’arresto, segno che la decisione era già stata presa molto prima. Io stesso ho passato 5 mesi emmezzo in carcere, e rischio più di vent’anni in un processo attualmente in corso. 93 sindaci sono stati portati via e centinaia di consiglieri hanno perso le loro cariche. Non ci sono accuse reali: sono le politiche razziste e fasciste di Erdogan.

Noi sappiamo di essere nel giusto e non smetteremo mai di lottare. I primi attacchi sono sempre contro le donne, licenziando chiunque lavori alle politiche femminili ed eliminando ogni tipo di associazione. Ci sono poi attacchi alla lingua curda: un famosissimo asilo curdo, “Zorokistan”, è stato chiuso e poi riaperto per soli turchi. Citiamo anche il bombardamento di Roboski del 2011, dove sono stati uccisi 34 contrabbandieri, la maggior parte minorenni; il monumento eretto in loro memoria è stato distrutto. Molti libri di storia e di cultura curdi vengono giudicati come “Impropri” e bruciati.

Non ci arrenderemo mai – i curdi porteranno avanti la democrazia anche quando è molto difficile. Veniamo chiamati criminali, ma per i libri di storia saranno loro, non noi.
Qual è l’opinione pubblica e popolare sull’AKP?
Erdogan ha perso molti alleati. AKP non è più un partito attivo, solo un nome con delle cariche. Le cariche sostituite non ci fermeranno, perché ci riprenderemo tutti i posti che ci hanno sottratto.

I quattro anni di stato d’emergenza hanno portato alla crescita di guerrafondai militaristi e jihadisti, e fascisti, ma anche di combattenti. Molte strutture, soprattutto organizzazioni per le donne, combattono per la pace, ma è molto difficile farlo quando sei costantemente silenziato.

Cosa possiamo fare noi, da internazionali?
Gli stati esteri potrebbero fare qualcosa, come imporre sanzioni. Noi non possiamo avere rapporti diplomatici con loro. Stanno mostrando il loro “sostegno” solo a parole, ma in pratica non fanno nulla.

Vi chiediamo di agire sui vostri governi. Loro non hanno coscienza, solo interessi; a noi interessa la coscienza del popolo, delle persone. Solo queste sono in grado di pensare con la loro testa e il loro cuore.

Ora ci sono più di 200’000 persone in carcere in Turchia, non sono mai state così tante. Da un lato le carceri sono sovraffollate, dall’altro i prigionieri sono spesso tenuti in isolamento, lasciando una cella vuota tra un prigioniero e l’altro per impedire la comunicazione. Io stesso sono stato portato in una cella da tre persone dove eravamo in quattro; mi sono dovuto costruire un letto con i vasetti di yogurt vuoti.

Riusciremo a ottenere ancora più municipalità alle prossime elezioni, forse con un altro nome ma lo faremo. La mia non ha avuto debiti per trent’anni; ora è in debito per 30 milioni, presumibilmente per corruzione. Quando saremo eletti dovremo pagare, ma ci riusciremo.

Rappresentanti della Commissione delle Donne e della Commissione Diplomatica del DTK6:
Il DTK è stato fondato con il congresso del 26-29 ottobre 2007. La sua nascita è stata annunciata con la risoluzione del 30 ottobre. Yüksel Genç e Hatip Dicle sono stati eletti come primi co-presidenti. Più tardi, entrambi sono stati arrestati nel genocidio politico dei processi del KCK7 e incarcerati per un lungo periodo di tempo.

Aysel Tuğluk e Ahmet Türk sono stati eletti co-presidenti nell’assemblea generale del 7-8 agosto 2010. Il “Manifesto di Risoluzione” è stato dichiarato dopo il regolare incontro dell’assemblea DTK del 13-14 luglio 2011. Lo storico Manifesto dice che “Noi, come popolo curdo, basandoci sui diritti umani universali e fondandoci nella prospettiva di una nazione democratica, dichiariamo autonomia democratica nel contesto del rispetto dell’unità nazionale e cittadinanza comune di tutti i popoli della Turchia”.

Il congresso ordinario del DTK seguente si è tenuto il 6-7 settembre 2014; Selma Irmak e Hatip Dicle sono stati eletti co-presidenti. Un congresso straordinario si è tenuto il 26 marzo 2016, eleggendo Leyla Güven e Hatip Dicle. L’ottavo congresso ordinario si è tenuto il 16 settembre 2017, eleggendo i co-presidenti in carica Leyla Güven e Berdan Öztürk.

Il DTK sostiene che tutti saranno liberati con il confederalismo democratico. Il congresso porta avanti attività sociali e politiche basate sul paradigma democratico, femminista e ecologico. La realizzazione di questo paradigma è possibile con l’autonomia democratica. Tutti i membri del DTK lavorano per la risoluzione democratica della questione curda e per la realizzazione dell’autonomia democratica.

Questa è indispensabile per risolvere il problema curdo e tutti i problemi di conflitto sociale derivanti da società classiste e sistemi di stato-nazione. Il DTK propone autonomia democratica a tutti i popoli turchi e il confederalismo democratico per tutto il Medio Oriente.

L’autonomia democratica rafforzerà i legami di fratellanza e unità di tutti i popoli nei confini e non punta a cambiare i confini degli stati-nazione. Si tratta di un nuovo contratto sociale che aprirà una nuova era di relazioni tra turchi e curdi, mettendo fine al conflitto in corso. Siccome l’autonomia democratica non è un progetto di costruzione o demolizione degli stati, sarà un’utile guida per gli stati regionali per mettere fine alla questione curda nei confini esistenti. Questa caratteristica permette un consenso a priori sullo stato e offre una formula democratica per gli stati nazione che spianerà la strada per la convivenza.

Il DTK mira a proteggere i diritti e la libertà di tutti i popoli di Turchia e Kurdistan. Si lotta per eliminare ogni ostacolo sociale, culturale, economico e politico e per realizzare il concetto di cittadinanza libera. Il DTK sostiene che un gran numero di problemi sociali può essere superato con una società organizzata. Su questo principio, il DTK dà priorità al rafforzamento della lotta sociale civile e forma una cultura di lotta tramite le opere delle commissioni in quartieri, villaggi, distretti e città.

Il DTK è un’organizzazione civile indipendente dal governo. Mira a proteggere i diritti e la libertà di tutti i credi, gruppi etnici e popoli della Turchia e Kurdistan. Il Congresso lotta contro disuguaglianze religiose, nazionali, etniche, culturali e di genere. È contro la guerra e la militarizzazione.

Quindi, il DTK difende il diritto alla pace. Ritiene indispensabili libertà d’opinione e diritto di organizzarsi in autodeterminazione. “Diritto di ogni nazione di organizzarsi, decidere e determinare il proprio destino”. Il Congresso sostiene un sistema democratico legale basato sui principi di pace e diritti umani universali, contro le tragedie di guerre e conflitti. Il DTK sostiene e vede legittime tutte le forme di attività democratica e di azioni per i diritti e la libertà di economia, società, cultura, religione, genere. Per ottenere e mantenere questi diritti, il Congresso organizza workshop, simposi, conferenze e manifestazioni.

In tutte le su commissioni di lavoro, il DTK sostiene e implementa il principio di organizzazione autonoma delle donne e la partecipazione basata sulla rappresentanza equa. Il DTK lavora con commissioni per bisogni sociali e politici: Commissione per l’Educazione; la Diplomazia; l’Ecologia; l’Economia; i Diritti Umani; le Donne; gli Affari Politici; la Riconciliazione sociale; Popoli e Credi; Giovani; Sociale; Arte e Cultura; Salute; Scienza; Legge.

NOTE

1: Partito Democratico dei Popoli, fondato nel 2013 per unire le istanze del popolo curdo e dell’estrema sinistra curda. Nelle elezioni del giugno 2015 ha superato lo sbarramento ottenendo 81 seggi; dal 2016 molti suoi membri, tra cui i co-presidenti, sono in carcere.
2: Movimento delle Donne Libere.
3: Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, partito del presidente turco Erdogan.
4: Acronimo per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali e tutte le minoranze di genere e di orientamento sessuale.
5: Partito Democratico delle Regioni, partito filocurdo fondato nel 2014 che si occupa di amministrazioni locali
6: Congresso Democratico della Società, piattaforma di associazioni e movimenti curdi.
7: Unione delle Comunità del Kurdistan, organizzazione politica curda impegnata nella realizzazione del confederalismo democratico in Kurdistan.