La rivoluzione delle donne è possibile

In Rojava le donne e gli uomini stanno facendo la rivoluzione femminista e sociale. Questo è quello che abbiamo visto andando nel cantone di Cizre come delegazione internazionale di donne, in occasione del 25 novembre 2014, giornata di lotta contro la violenza maschile sulle donne.

a cura della compagna di Radiondarossa Roma novembre 2014Quoderno di Donne Radio Onda Rossa

Attraversando le città e incontrando le compagne che lavorano nelle varie organizzazioni dell’autonomia democratica, la rivoluzione femminista e sociale è visibile e tangibile in molti aspetti della vita collettiva.
Emerge chiaramente anche dalle interviste riportate in questa sezione. Questo percorso rivoluzionario sta realizzando nella pratica un’elaborazione teorica molto avanzata di messa in discussione di tutte le forme di oppressione di genere, classe, stato, provenienza culturale ed etnica, in collegamento con un’analisi radicale degli ultimi 5000 anni di civiltà patriarcale e con una prospettiva di autonomia organizzativa contro gli interessi del potere colonialista, imperialista e guerrafondaio.

Ci sono centri antiviolenza in ogni quartiere e associazioni che aiutano le donne dopo che sono uscite dalle situazioni di abuso, per riacquistare la fiducia in se stesse e per ritrovare il loro posto nella società.
Le soluzioni vengono trovate insieme. Molta attenzione viene posta alla costruzione di esseri umani liberi, perché il cambiamento radicale non significa un cambio di regime, ma un cambio di mentalità. Lo strumento sono le akademie, come luoghi di formazione professionale ed etica, di presa di coscienza individuale e collettiva e di messa in discussione dei dispositivi di potere a tutti i livelli.

Il Rojava è abitato da popolazioni curde, arabe, assire, armene e turkmene ed il confederalismo democratico rappresenta il modello adeguato in cui ogni componente possa autodeterminarsi. Le decisioni sono prese dal basso: sono le assemblee di quartiere o di paese a prendere le decisioni per il bene comune, perché sanno di cosa hanno bisogno. Questo modello di democrazia partecipativa è riproposto nella gestione di ogni struttura sociale, che è quindi autonoma e allo stesso tempo confederata con le altre. Tutte le organizzazioni e istituzioni vedono una partecipazione delle donne al 60% e hanno due copresidenti, una donna e un uomo.

Le Ypj, le Unità di difesa delle donne, hanno avuto un ruolo fondamentale nella difesa degli ezidi a Şengal e nella vittoria contro l’Isis a Kobanê. A Qamishlo abbiamo incontrato alcune guerrigliere che orgogliosamente ci hanno detto: “Non esistono altre organizzazioni al mondo, oltre le Ypj e le Ypg, che possono combattere e vincere contro Daesh”.

Nilufer Koc scrive che “il Rojava può essere anche una piccola esperienza ma sta producendo effetti molto grandi, perché è una rivoluzione che sta creando un’alternativa praticabile”1 . Infatti la lotta delle donne curde è diventata una speranza per la liberazione di genere di tutte le donne.

La rivoluzione curda si fonda su una salda base ideologica frutto di collaborazione e scambio continuo tra teoria e pratica, tra Öcalan in carcere e le compagne e i compagni del movimento curdo impegnati nella società. Ideologia infatti per loro significa “consapevolezza organizzata collettivamente”.

Come ci hanno ripetuto molte volte, le donne in Rojava stanno combattendo per la liberazione di tutte le donne del mondo, a cominciare da quelle in Medio Oriente. Ci hanno anche detto che possono aiutarci e che si rendono conto che abbiamo bisogno di loro. Ma non possono fare tutto da sole. A noi tocca fare la nostra parte a casa nostra. Speriamo che le interviste che abbiamo riportato possano servire come spunto di riflessione e come punto di partenza per noi femministe occidentali.