Intervista al Pyd in Iraq: “La Turchia è un problema per il medio oriente. L’Arabia Saudita? Stia lontana dalla Siria”

Incontriamo il responsabile del Pyd in Iraq, Garip Huso, e il suo collaboratore Alan Slivi, nell’ufficio che il partito ha aperto a Suleimaniya, nella cosiddetta “zona verde” del Kurdistan iracheno; quella a sud di Erbil, controllata dai Peshmerga dell’Unione Patriottica del Kurdistan. Il Pyd è il partito curdo siriano, ispirato alle idee di Abdullah Ocalan, che ha contribuito maggiormente alla costruzione dell’autonomia di fatto che oggi vive il Rojava, la striscia di terra a maggioranza curda nella Siria settentrionale. Le sue forze armate, le Ypg/Ypj (unità di protezione popolare maschili e femminili) hanno impressionato il mondo per la loro tenacia nella guerra contro lo stato islamico, che controlla la striscia siriana lungo l’Eufrate, subito a sud del Rojava contro cui è in guerra.

Il Pyd è l’anima politico-teorica da cui si sono originate le Ypg/Ypj, l’organizzazione che tenta, oggi, di sviluppare relazioni politiche sul piano internazionale per contribuire al riconoscimento generale della rivoluzione in corso in Rojava, che appoggia e difende. Nel Rojava non esiste soltanto il Pyd: esistono molti altri partiti, tra cui un partito nazionalista vicino al Pdk iracheno di Massud Barzani, magnate curdo del petrolio protetto da Usa e Turchia. Tra i due partiti ci furono attriti nel 2012, all’atto del ritiro dell’esercito siriano dal Rojava, che furono superati grazie alla mediazione di Pdk e Pkk. Le Ypg, in quanto braccio armato del Pyd, inoltre, detengono la leadership militare dell’alleanza di guerra che ha condotto, in Siria, alla formazione delle Forze Democratiche Siriane (Fds), al momento supportate dal cielo tanto dagli Stati Uniti quanto dalla Russia. Limitatamente agli sforzi contro lo stato islamico, e per alcune questioni logistiche (ad es. gli areoporti) esiste anche un teso coordinamento di massima con il governo Assad.

Il Pyd è oggi uno dei principali e più influenti partiti del Kurdistan. A quali principi si ispira la sua prassi politica?

Il primo principio è la lotta. L’obiettivo della lotta è il confederalismo democratico in Siria, dal momento che questa è l’unica soluzione possibile per la convivenza di curdi, assiri, turcomanni e arabi. Questo è il futuro che vuole il nostro partito. Il secondo principio è l’uguaglianza. Nel nostro partito gli uomini e le donne hanno lo stesso ruolo. Non soltanto ogni carica prevede un rappresentante maschile e uno femminile che condividano le responsabilità, ma in ogni settore dell’organizzazione le donne sono libere di assumere funzioni direttive e di impegnarsi ad ogni livello, sia esso il piano militare, quello diplomatico, sociale, economico e così via. Lo stesso vale per i giovani. L’uguaglianza delle donne e dei giovani all’interno del partito è sintomo del nostro sguardo rivolto al futuro.

Il terzo principio è la pluralità interna. Il Pyd non è un partito per i curdi: chiunque, anche chi fa parte di una minoranza del Rojava (arabi, siriaci, armeni, ecc.) può farne parte. Il Pyd è diverso sotto ogni punto di vista da tutti gli altri partiti del Rojava, e in particolare si distingue per la sua ideologia e per la sua democrazia interna. La costruzione di un sistema nazionale e democratico in Rojava, dove tutte le popolazioni e comunità del Rojava siano coinvolte, è il nostro obiettivo; e nonostante la nostra differenza profonda con gli altri partiti, la nostra strategia e di relazionarci con tutti.

Quanti sono, attualmente, i partiti politici del Rojava?
Sono sedici. Se posso fare una battuta, da quando in Siria c’è la guerra, i partiti nascono come funghi. Ognuno vuole fondare il suo partito!

In questi giorni la Turchia sta bombardando ad Azaz e in altre località del Rojava. Come commenta questo genere di iniziativa?
La Turchia ha da tempo reso nota quale, secondo lei, è la linea rossa per i curdi nella guerra civile siriana. I curdi, secondo l’opinione della Turchia, non possono oltrepassare l’Eufrate verso ovest. Ora che le Ypg hanno oltrepassato il fiume, la Turchia ha preso a bombardare il cantone occidentale di Afrin, che è territorialmente isolato dal resto del Rojava autonomo e confina su due lati con la Turchia. Anche i villaggi intorno ad Afrin vengono bombardati, ciò che sta causando la morte di moltissimi civili.

Questa azione da parte della Turchia è la più palese dimostrazione del suo supporto alle forze terroristiche in Siria. Quando le Ypg hanno liberato migliaia di altre città e villaggi, la Turchia non ha bombardato. Ora, però, hanno liberato Azaz, oltre l’Eufrate, e cominciano i bombardamenti. Perché? Forse perché tra l’Eufrate e Afrin esiste un corridoio attraverso cui lo stato islamico può rifornirsi di armi e uomini dalla Turchia?

Prendete Mosul, in Iraq. Ora tutti vogliono liberare Mosul dall’Is. È forte l’Is a Mosul? Basta che le Ypg chiudano il canale che la Turchia sta bombardando per tenere aperto, tra l’Eufrate e Afrin, e l’Is a Mosul perde ogni forza. La Turchia è un problema per tutta la regione: lo è per l’Iraq come per la Siria.

Anche l’Arabia Saudita dice di voler intervenire in questa guerra.

Da quando la Turchia ha cominciato a bombardare Azaz, ha chiesto aiuto all’Arabia Saudita, ma i sauditi non sono abbastanza forti per intervenire. Finanziano i terroristi, ma sarebbe stupido da parte loro mettere piede in Siria. Persino l’Università Araba del Cairo ha sconsigliato all’Arabia Saudita di fare questa mossa. Sarebbe stupido non ascoltare.

Crede che l’atteggiamento aggressivo della Turchia porterà a un impegno turco ancora superiore?
Ora la Turchia bombarda, ma l’opposizione al parlamento di Ankara dice: “Non entriamo in Rojava”. Un esercito può anche essere forte, ma è debole se all’interno il suo paese è diviso. La Turchia non bombarda soltanto Azad, ma anche Al-Bab e Jarablus. Questo perché se perde il controllo indiretto di tutto il lato meridionale del confine con il Kurdistan siriano, per il governo turco è un problema. Non soltanto non avrebbe più un canale d’ingresso per le milizie che appoggia e per il suo stesso esercito, ma anche i contraccolpi sull’opinione pubblica interna non sarebbero indifferenti.

Occorre capire che le città oggi ancora sotto il controllo dei terroristi in Rojava, tra il cantone di Kobane e il cantone di Afrin (Jarablus, al-Bab, Safira, Azaz, Mumbic) – la regione detta di al-Shahba – ha un suo congresso e una sua discussione politica. Lo so perché io stesso ho lavorato nel congresso di al-Shahba. Questa regione ha anche le sue forze armate, l’Esercito della Libertà o Freedom Forces. La popolazione della regione di al-Shaba è tutta sunnita, composta da curdi, arabi e turcomanni. Il Pyd appoggia questo congresso e gli offre aiuto: è un processo democratco che unisce le persone, un’esperienza positiva, dove uomini e donne sono protagonisti. Questa gente non vuole l’ingresso della Turchia.

Che cosa pensa il vostro partito del ruolo degli Stati Uniti, della Russia, dell’Unione Europea?

Tutti vengono qui e ci chiedono se appoggiamo gli Stati Uniti o la Russia. Nessuno ci chiede se Stati Uniti e Russia appoggiano noi. La Russia combatte l’Is, così gli Stati Uniti, così il Pyd. Sul campo, però, c’è soltanto il Pyd. La Russia o gli Stati Uniti non hanno uomini sul terreno. Russia e Stati Uniti non appoggiano il Pyd, combattono l’Is. Si rapportano con noi perché siamo forti sul campo; se fossimo deboli non ci sosterrebbero mai.

Pochi giorni fa alcuni media italiani hanno dato la notizia dell’apertura di un ufficio del Pyd a Mosca.

Non è un ufficio del Pyd, ma del governo autonomo del Rojava. Tutti dicono che è del Pyd, ma non è vero. È una cosa assolutamente positiva: la Russia è il primo paese europeo ad ospitare un ufficio del Rojava. È un evento storico importante, ed è anche un messaggio al resto dell’Europa. Sarebbe bello che anche altri paesi europei facessero proprie simili iniziative.

In questi giorni hanno luogo duri attacchi dell’esercito israeliano in Palestina, dove la popolazione porta avanti una diffusa resistenza. Quale messaggio si sente di mandare ai palestinesi?
I palestinesi sono persone che apprezziamo, e sono persone forti. Hanno il diritto all’autodereminazione come tutti i popoli. Un tempo, tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, i giovani militanti curdi andavano in Palestina, lavoravano negli uffici palestinesi. Yasser Arafat è stata una figura democratica importante. Il Pyd ama la libertà dei popoli, non importa se arabi, curdi o altro.

Alcune figure di al-Fatah, in passato, hanno detto cose poco gradevoli sui curdi, come ad esempio che tutti i paesi arabi dovrebbero sterminarli (mi riferisco, in particolare, al leader di Fatah Saeb Erekat). Questo è spiacevole. Noi amiamo anche gli israeliani, perché amiamo tutti i popoli, benchè non amiamo i loro governi. La gente potrebbe vivere insieme, sono i governi che sbagliano.

Oggi uno dei principali problemi di comunicazione tra lotta palestinese e curda sembra essere proprio la situazione in Siria. La sinistra palestinese sostiene il governo di Assad, ad esempio, ciò che in qualoche modo la pone in contrasto con il vostro movimento.

Il padre di Bassar al-Assad, Afez al-Assad, creò un sistema di supporto per i palestinesi, tanto del Fronte Popolare quanto di Fatah. Tuttavia, Assad ha usato la questione palestinese per i suoi obiettivi politici e militari. Analogamente all’Iraq, la Siria ha usato la questione palestinese per attaccare politicamente Israele, ma per i propri fini. Assad parla sempre dei palestinesi, ma stranamente si dimentica della provincia di Antakia (Antiochia), dove vivono gli arabi alawiti [confessione religiosa cui lui stesso appartiene, Ndr] che gli accordi di Sykes-Picot hanno inopportunamente assegnato alla Turchia. Perché?

Analogamente, l’Iraq insiste sulla questione palestinese, ma si dimentica dell’Arabstan iraniano e di tante altre cose. Perché? La verità è che né la Siria, né altri regimi arabi possono liberare la Palestina. I paesi arabi sono ventidue: perché non fanno nulla di concreto? Usano la questione palestinese, nient’altro; e sono gli stessi regimi che dicono che i curdi sono come Israele…

Pochi giorni fa abbiamo intervistato il politico palestinese Mustafa Barghouti. Quando gli abbiamo chiesto quale messaggio volesse mandare alla sinistra curda, ha detto: “Di essere molto prudenti con Israele”…

Posso rispondere con uno scherzo: dite a Mr. Barghouti di essere molto prudente con la Siria!

C’è un messaggio che vuole rivolgere all’Italia?
I curdi vedono gli italiani come amici. Gli italiani hanno aiutato i curdi, anche quando Ocalan era in Italia c’è stata una mobilitazione per lui. Il popolo italiano è nel mio cuore.

Dai nostri corrispondenti a Suleimaniya, Iraq
Infoaut