Il KNK invita le potenze internazionali a contribuire al processo di pace in Turchia

Per garantire il successo del processo in Turchia, il KNK invita la comunità internazionale, l’UE e i governi di Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti a contribuire alla pace attuando un cambio di rotta nelle loro politiche.

Il KNK (Partito del Kurdistan) ha rilasciato una dichiarazione in merito alla legge quadro intitolata “Rafforzamento della solidarietà nazionale e della coesione sociale”, approvata lunedì dal Parlamento turco.

Il Congresso Nazionale del Kurdistan che considera questo passo una “pietra miliare nel secolare conflitto curdo-turco”, ha dichiarato quanto segue:

Il capo negoziatore per la parte curda, Abdullah Öcalan, ha compiuto passi storici in questa direzione sin dal suo appello per “Pace e una società democratica” del 27 febbraio 2025. Per garantire una risoluzione politica del conflitto, lui e il suo movimento hanno dichiarato congiuntamente la fine della strategia della lotta armata. Attraverso il dialogo con il suo movimento, Öcalan ha ottenuto lo scioglimento del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che fin dalla sua fondazione nel 1978, ha promosso la consapevolezza nazionale curda e ha reso possibile l’organizzazione nazionale, politica e sociale di fronte all’assimilazione e all’oppressione da parte dello Stato turco.

E’ uno sviluppo positivo che il governo turco abbia finalmente preso atto delle iniziative del signor Öcalan e del movimento curdo e abbia risposto con questa legge; ora si spera che ciò possa aprire la strada alla pace e a una soluzione democratica della questione curda.

Sebbene la legge quadro sia importante come primo passo verso una risoluzione pacifica del conflitto, non è sufficiente, perché la questione curda non può essere risolta unicamente con lo scioglimento del PKK, che è il fulcro della legge. La resistenza del PKK rappresenta la ventinovesima insurrezione curda dalla prima guerra mondiale, dopo la quale venne fondata la Repubblica di Turchia e i curdi furono privati ​​dei loro diritti fondamentali dallo Stato turco con l’attivo sostegno internazionale. Il PKK non è stato la causa del conflitto, bensì una conseguenza della negazione e dell’oppressione dei curdi da parte dei successivi regimi in Turchia nel corso dell’ultimo secolo.

L’UE e le potenze internazionali compiranno lo stesso passo verso la pace?

Risolvere la questione curda non è solo una questione che riguarda la Turchia. Il conflitto dura da un secolo perché le potenze globali hanno alimentato le tensioni, in parte per promuovere i propri interessi.

I paesi occidentali si sono schierati in questo conflitto e hanno stigmatizzato la diaspora curda nei propri paesi, mettendo al bando il PKK e definendolo un'”organizzazione terroristica”. Qualsiasi cambiamento in Turchia riguardo alla risoluzione della questione curda richiede anche un cambiamento di atteggiamento a livello internazionale nei confronti dei curdi.

Ciò include la cessazione delle pressioni sul PKK, la revoca formale della sua designazione come organizzazione terroristica a livello mondiale e la fine della criminalizzazione dell’attivismo filo-curdo, in particolare in Europa. Circa 2,5 milioni di curdi vivono nella diaspora e le loro vite e il loro lavoro sono influenzati da queste politiche.

Per garantire il successo di questo processo, invitiamo la comunità internazionale, e in particolare l’Unione europea e i governi di Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti, a contribuire alla pace attuando un cambio di rotta nelle loro politiche.

La libertà del signor Öcalan è essenziale per il successo del processo

Il signor Abdullah Öcalan svolge un ruolo centrale in questo processo. Affinché possa avere qualche speranza di successo, il suo contributo, in quanto interlocutore chiave per la parte curda, deve essere agevolato e tutelato da condizioni che consentano effettivamente la comunicazione, garanzie legali ed efficacia politica. Di particolare importanza a questo proposito è l’attuazione delle sentenze del 2014 della Corte europea dei diritti dell’uomo sul cosiddetto “diritto alla speranza”, che stabiliscono che l’ergastolo senza possibilità di rilascio costituisce una violazione del divieto di tortura e maltrattamenti. Gli Stati membri rappresentati nel Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa possono fornire il loro sostegno in tal senso, poiché la legge quadro non ha affrontato né la questione dello status né la durata della condanna del signor Öcalan.

Poiché la questione curda rappresenta un problema anche in Siria e in Iran, una soluzione al conflitto in Turchia potrebbe avere un impatto positivo anche su questi due Paesi, dove il popolo curdo si trova ad affrontare sfide e un futuro incerto. “Il processo in Turchia, se coronato da successo, rappresenterebbe un passo significativo verso la de-escalation e la stabilità in tutto il Medio Oriente”.