Inizia la seconda fase del processo

“Tuttavia prima di iniziare a scrivere, ho seguito le notizie e ho appreso che il progetto di legge verrà votato in parlamento lunedì. Si spera che non venga rinviato ulteriormente e che, come previsto, la legge quadro venga approvata lo stesso giorno. Ciò porrebbe finalmente fine alla tesa attesa che si respira nella società. Dopotutto, la data è già stata modificata e rinviata almeno tre volte.”

Come si può notare l’iter legislativo si è svolto in un clima di notevole tensione e difficoltà. Indubbiamente ciò deriva dalla mentalità e dall’approccio dello Stato e del governo. Queste forze non affrontano il processo nell’ottica di democratizzare la Turchia e risolvere la questione curda. La loro mentalità e le loro politiche di fondo rimangono incentrate sull’eliminazione del PKK e sul mantenimento di un approccio anti-curdo. Esprimono questo atteggiamento attraverso lo slogan “Una Turchia senza terrorismo”. Continuano a descrivere il PKK come un’”organizzazione terroristica” e parlano solo della sua “liquidazione”. In altre parole, mantengono lo stesso linguaggio che ha caratterizzato il periodo di guerra. Questo continua ad alimentare la sfiducia da parte curda, che cerca sinceramente la pace e una soluzione.

Per questo motivo, sebbene la legge sia stata oggetto di discussione per lungo tempo, nessuno ne conosce il contenuto effettivo. Tutto si è svolto nel più assoluto riserbo, con estrema cautela. Eppure, questioni cruciali come la democratizzazione e la questione curda non possono essere affrontate in questo modo. Come si è visto questo approccio ha ripetutamente generato crisi, ognuna delle quali è stata risolta con una visita a Imralı e con la richiesta al leader curdo Abdullah Öcalan di trovare una soluzione. Chiaramente l’ultima visita a Imralı, il 2 agosto, si è svolta in quest’ottica a seguito della quale la delegazione del Partito DEM a Imralı ha annunciato che “era stato raggiunto un accordo”. Secondo tale annuncio, la legge sarebbe dovuta essere approvata dal Parlamento giovedì. La legge quadro, descritta come una normativa specifica riguardante il PKK, darebbe quindi inizio alla seconda fase del Processo di pace e società democratica.

Come è noto il processo è iniziato con l’”Appello per la pace e una società democratica” del leader curdo Abdullah Öcalan, il 27 febbraio 2025. Tale dichiarazione ha definito il processo. Una spiegazione più ampia è stata poi fornita nel manifesto per la pace e la società democratica, pubblicato con il titolo “Manifesto per una società comunitaria democratica”. Naturalmente, importanti discussioni si erano già svolte dall’ottobre 2024 in preparazione dell’appello del 27 febbraio.

Il 22 ottobre 2024 il leader dell’MHP, Devlet Bahçeli, chiese dal Parlamento ad Abdullah Öcalan di “sciogliere l’organizzazione e presentarsi davanti al gruppo parlamentare del Partito DEM”. Il giorno seguente, dopo aver incontrato suo nipote, Ömer Öcalan, quest’ultimo dichiarò di essere pronto a “spostare la questione dalla base della violenza al terreno della politica e del diritto” e di avere la capacità di farlo. In seguito, all’ex delegazione di Imralı del processo di pace del 2013 – Sırrı Süreyya Önder e Pervin Buldan – fu nuovamente permesso di far visita a Öcalan, aprendo la strada alla dichiarazione del 27 febbraio 2025.

È quindi chiaro che Abdullah Öcalan ha avviato il processo con il suo Appello per la pace e una società democratica del 27 febbraio 2025. Successivamente Öcalan e la parte curda hanno intrapreso numerose azioni unilaterali che hanno fatto progredire la prima fase del processo. Tra il 5 e il 7 maggio 2025, il PKK ha tenuto il suo XII Congresso e in linea con l’appello di Öcalan, ha deciso di sciogliere l’organizzazione e porre fine alla sua strategia di lotta armata. L’11 luglio 2025, un gruppo di 30 guerriglieri guidati dalla co-presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Besê Hozat, hanno bruciato pubblicamente le proprie armi. Il PKK ha inoltre riorganizzato le proprie posizioni nelle aree lungo il confine dove erano possibili scontri e ha ritirato le forze dalla Turchia che presentavano un rischio di confronto armato.

Questi sviluppi hanno rivestito un’importanza storica e in precedenza erano stati quasi inimmaginabili. Attraverso questi passi, la parte curda ha dimostrato il proprio impegno per la pace e la democratizzazione dichiarando il completamento della prima fase del processo. Dall’inizio del 2026 si è sostenuto che il processo dovesse passare alla seconda fase, consistente in misure legali e politiche. Naturalmente ci si aspettava che fossero lo Stato e il governo dell’AKP ad adottare tali misure politiche e legali.

Durante la prima fase, lo Stato e il governo si sono limitati a istituire una commissione parlamentare e a sovrintendere alla redazione di una relazione. Tale relazione raccomandava l’adozione di provvedimenti legislativi da parte dello Stato e del governo. Tuttavia dall’inizio del 2026, il governo dell’AKP ha a lungo insistito nel non intraprendere tali azioni legali. Né ha risposto in modo adeguato alla proposta di Öcalan avanzata già dai primi di febbraio, secondo cui “se il sistema giudiziario non può agire, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità e prendere una decisione”.

Gli sviluppi del più ampio conflitto regionale – la cosiddetta terza guerra mondiale – e in particolare l’andamento del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno giocato un ruolo importante. Il governo dell’AKP attendeva un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti che potesse creare opportunità per sé stesso. Sperava inoltre che il vertice della NATO potesse indicare una via d’uscita. Quando queste aspettative non si sono concretizzate, ha infine deciso di procedere con la legge quadro per affrontare quelle che considerava le preoccupazioni esistenziali per la sicurezza della Turchia.

Ora se la legge “fondamentale” o “quadro di riferimento” concordata a Imralı verrà approvata dal Parlamento, rappresenterà il primo passo legislativo compiuto dallo Stato e dal governo dando così inizio alla seconda fase del processo di pace e di integrazione democratica. Naturalmente questa legge da sola non risolverà tutti i problemi e saranno necessari ulteriori provvedimenti legislativi relativi al processo. Questa legge creerà semplicemente le condizioni giuridiche necessarie affinché il PKK, ormai sciolto, possa attuare concretamente la sua decisione. Ad esempio dovranno essere predisposti accordi legali che consentano agli ex membri del PKK che hanno deposto le armi o distrutto le proprie armi di partecipare alla vita politica democratica. Allo stesso modo la legge antiterrorismo dovrà essere abolita o modificata, il linguaggio bellico sostituito da quello della pace e le istituzioni che hanno esercitato repressione e violenza contro la popolazione, tra cui il JITEM e il sistema delle guardie di villaggio, dovranno essere smantellate. In questo modo si dovrà sviluppare il quadro giuridico definito “leggi sull’integrazione democratica”, ovvero leggi volte a democratizzare la Turchia e a risolvere la questione curda. Bisognerà inoltre garantire la piena libertà di pensiero, di espressione e di organizzazione.

Nonostante tutto ciò, l’approvazione della legge quadro rimane, come ha affermato Öcalan, un passo di importanza storica. Ha espresso il significato di questo primo passo con le parole: “Un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo”. In altre parole la strada intrapresa è estremamente lunga e può essere percorsa solo passo dopo passo. Il punto è che la democratizzazione della Turchia, fondata sulla libertà curda, richiede un impegno a lungo termine e rappresenta un’impresa storica.

Questo percorso è stato definito “Integrazione Democratica”. Allo stesso tempo i suoi potenziali benefici sono stati ripetutamente evidenziati. Sono stati compiuti passi che pochi avrebbero potuto immaginare in precedenza, unilateralmente e con grande determinazione nel tentativo di superare il clima di sfiducia. Durante tutto il processo è stato costantemente sottolineato un ulteriore punto: che si tratta di un processo di lotta e che può avere successo solo attraverso la lotta sociale. Ora questa lotta sociale deve essere sviluppata in modo più organizzato ed efficace. Invece di adagiarsi sugli allori a causa della legge, il compito è quello di mobilitarsi per garantire che i prossimi passi vengano compiuti con successo.

Chiaramente, la natura del percorso che ci attende è stata sottolineata da tempo.

 

Fuat Ali Riza

Fonte: Yeni Ozgur politika

Foto: Erkan GÜLBAHÇE