KNK: Civili curdi e infrastrutture ad Aleppo sotto assedio del governo di Damasco
Nelle ultime due settimane, il governo di Damasco è tornato a ricorrere alla violenza contro gli insediamenti curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah ad Aleppo. Dalla giornata di ieri, gli attacchi sono estesi anche ai quartieri di Beni Zeyd. La documentazione fornita dall’Agenzia di stampa curda ANHA riferisce che 9 persone— quasi tutte civili — hanno perso la vita, mentre almeno 46 sono rimaste ferite, tra cui molti bambini.
Sotto supervisione turca, le forze del Ministero della Difesa siriano hanno dispiegato un vasto arsenale di armi pesanti: carri armati, artiglieria pesante, lanciarazzi “Grad” e “Katyusha”, mortai e mitragliatrici pesanti DShK di vario tipo. Sono stati inoltre impiegati droni suicidi e armamenti ad alta capacità distruttiva. Gli attacchi vengono condotti principalmente da gruppi armati sostenuti dalla Turchia — tra cui Hemzat, Emşat, Sultan Murad e Nureddin Zengi.
I 500.000 curdi che vivono a Sheikh Maqsoud e Ashrafiyah abitano Aleppo da secoli. Le attuali politiche, motivate da intenti di pulizia etnica, rischiano di trascinare la Siria in una nuova spirale di escalation.
Da tempo sono in corso negoziati diplomatici, con mediazione internazionale, per l’integrazione democratica delle Forze Democratiche Siriane (SDF) nel Ministero della Difesa siriano. Tuttavia, ogni volta che si intravede un progresso, Stati regionali come la Turchia intervengono attivando milizie dell’orbita HTS, fedeli al governo siriano, che poi passano all’attacco contro i civili curdi. Pensare che la violenza possa strappare concessioni ai curdi è un’illusione: ricordiamo gli anni di combattimenti contro lo Stato Islamico (ISIS), che impiegò ogni forma di brutalità e tuttavia fu sconfitto grazie alla resistenza curda.
Il governo siriano dovrebbe smettere di fungere da strumento di potenze regionali come la Turchia. Nonostante le storiche opportunità offerte dal leader curdo Abdullah Öcalan dal 27 febbraio 2025, il governo
turco continua a rifiutare qualsiasi percorso di soluzione della questione curda — una linea che oggi si riflette anche nella sua politica estera in Siria. Invece di seguire le direttive di Ankara, il governo di Damasco dovrebbe privilegiare il ricorso a una mediazione internazionale per costruire la pace con i curdi e riconoscere formalmente i curdi come parte costitutiva della Siria.
Il popolo siriano ha già sofferto abbastanza la guerra. I popoli della Siria — in particolare curdi, arabi, armeni e assiri nel nord-est del Paese e in Rojava — hanno pagato un prezzo altissimo per la libertà contro l’ISIS. Dopo aver conosciuto persecuzioni brutali, anche alawiti e drusi hanno bisogno di pace.
Richieste urgenti
Chiediamo alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti, alla Lega Araba e all’Unione Europea di intervenire per fermare Paesi come la Turchia, i cui interessi di potenza stanno ostacolando il cammino verso la pace in Siria. La Sirianon è parte di alcun progetto neo-ottomano. Chiediamo inoltre a tutti gli Stati che collaborano con il governo al-Sharaa sul piano diplomatico, economico o militare di abbandonare le precedenti politiche di guerra per procura. Grazie agli sforzi dei curdi, la Siria ha oggi una possibilità di democrazia — e quindi di pace.
Il modello avviato dai curdi nel nord-est della Siria rappresenta un faro di democrazia, uguaglianza e libertà: un modello di emancipazione femminile e trasformazione sociale, in cui curdi, arabi, armeni e assiri possono convivere come eguali. Chiediamo inoltre al governo turco di prendere in considerazione le proposte di pace avanzate dalla parte curda — rappresentata dal leader Abdullah Öcalan — con l’obiettivo di favorire una transizione democratica e relazioni più pacifiche tra curdi e Turchia, Siria e Iraq.
Consiglio Esecutivo del Congresso Nazionale del Kurdistan
