Il tiro alla fune per Idlib

Rispetto ai diversi fronti in Siria, la zona intorno a Idlib è candidata per una grande guerra. Cosa distingue Idlib dagli ultimi fronti caduti come Ghouta-est, Daraa e Kuneitra? Per i gruppi che non volevano deporre, le armi c’era un fronte alternativo per portare avanti la loro guerra e la loro causa. Idlib era la fuga verso il prossimo fronte. Decine di migliaia di combattenti armati sono stati portati a Idlib insieme alle loro famiglie. Per questo Idlib è la meta di una sanguinosa maratona. Non c’è più un altro fronte verso il quale si potrebbe andare. L’est dell’Eufrate sotto il controllo dei curdi e dei loro alleati, per via dell’attuale focus su „negoziati“ non è compreso in questa analisi. L’est dell’Eufrate è comunque chiuso per i signori della guerra a Idlib. Inoltre i curdi propongono all’esercito siriano di avanzare insieme contro Idlib.

Il secondo punto che rende Idlib difficile, è che è imbottita di organizzazioni che considerano la rinuncia a armi pesanti e i compromessi come a Daraa e Kuneitra un „tradimento“.

In terzo luogo gli Haiat Tahrir ash-Sham e i loro alleati, che dominano una parte significativa di Idlib, sono elencati nella lista delle organizzazioni terroristiche. Quindi non è possibile fare accordi con loro.

In quarto luogo qui si concentrano anche i combattenti stranieri. Non fanno parte di alcun processo politico. Ceceni, uiguri, uzbechi e jihadisti da Medio Oriente, Nord Africa, Paesi arabi, Europa e naturalmente dalla Turchia. Questi miliziani, definiti nella retorica della jihad globale come Muhadshir, o combatteranno fino alla fine o „spariranno“ in Turchia. Il quinto fattore è la posizione del Paese vicino che alimenta il fronte. L’atteggiamento della Turchia nella posizione di „Paese cuscinetto“ e „linea logistica“ per il destino di Idlib ha un significato decisivo.

I fronti di Daraa e Kuneitra hanno ricevuto sostegno dalla Giordania e da Israele. Il primo fronte caduto nella zona di Kalamun dal Libano. In Libano, attraverso l’azione comune dell’esercito e Hezbollah, la regione di confine è stata liberata dal Fronte Al Nusra e da IS e interrotto il flusso logistico transfrontaliero. Il fattore decisivo a Daraa è stato il cambiamento del modo di pensare degli attori a Amman. Hanno dato apertamente ai gruppi armati a Daraa il messaggio che avrebbero interrotto il loro sostegno e che ora dovevano contare su se stessi. Anche Israele,dopo le garanzie della Russia di tenere gli Hezbollah lontani dai sui confini, ha cessato di usare i gruppi armati collocati sulle alture del Golan come suoi scudi umani e di proteggerli a questo scopo. A Idlib ora lo sguardo è rivolto verso la Turchia. Il percorso di Ankara determinerà il corso della soluzione.

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L’opzione della guerra, per dirla in modo grossolano, ha tre significati: un’ondata di profughi, l’affluenza di gruppi armati in Turchia e la fine del sogno di Ankara che vuole partecipare all’impostazione di una parte della Siria. Il Presidente Recep Tayyip Erdoğan cerca di usare il suo peso contro una simile guerra.

Il colloquio telefonico tra Erdoğan e il Presidente russo Putin pare abbia riguardato ammonimenti e proposte alternative. Anche nell’incontro dei due in Sudafrica non è stata trovata una via intermedia. L’argomento è stato discusso nell’incontro del 31 luglio a Sochi dalle cosiddette forze garanti. Anche se si può parlare di determinati avvicinamenti, non ci sono stati accordi a Sochi. Probabilmente si arriverà a delle decisioni nel vertice a tre alla fine di agosto a Teheran.

L’incaricato del Presidente russo per la Siria, Alexander Lawrentiew, dopo l’incontro a Sochi ha dichiarato: „Non c’è una grande operazione contro Idlib. Noi ci aspettiamo che l’opposizione moderata e i nostri alleati turchi siano all’altezza della loro responsabilità di garantire la sicurezza nell’area. Il pericolo proveniente dal territorio è ancora grande.“ Si attende ancora la fine del compito che la Turchia si è assunto. Bashar al-Jhafari, ambasciatore della Siria all’ONU, ha invece dichiarato che nel caso in cui i negoziati non dovessero servire, useranno la violenza: „Non c’è una concessione o una via intermedia rispetto al controllo completo del governo sul suolo siriano“.

Ahmet Tuma, rappresentante di una delegazione di oppositori ha fatto appello per trasformare il piano di „zone di deescalation“ in „zone di tregua“.

Il tentativo di al-Jhafaris è orientato all’obiettivo finale che focalizza sulla Roadmap del rappresentante russo che intende portare a questo obiettivo.

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Anche se la Russia continua la sua trattativa con la Turchia, questo tuttavia probabilmente non rinvierà un’operazione limitata per mettere fine agli attacchi all’aeroporto militare di Hmeimim. Da Idlib vengono guidati attacchi con droni contro l’aeroporto militare di Hmeimim. Inoltre Ansar al-Islam e il gruppo jihadista Fursan el İman, il 9 luglio ha attaccato l’esercito siriano nelle montagne turkmene uccidendo 25 soldati. Questi attacchi hanno aumentato la pressione sulla Turchia. La Turchia e la Russia possono impegnarsi quanto vogliono per una via intremedia, ma sul posto ci sono sviluppi concreti. Mentre l’esercito siriano con il sostegno della Russia da Abu z-Zuhur apre un corridoio per l’evacuazione dei civili a Idlib verso Aleppo, contemporaneamente sta iniziando un’operazione da Latakia e Hama per mettere Idlib alle strette. La città di Jhisr ah-Shughur in questa operazione sarà a portata di tiro. Mentre la situazione nell’arco a sud di Idlib diventa sempre più calda, la Russia si aspetta dalla Turchia che consegni i gruppi armati senza scontri al regime. In caso contrario ci sarà una „operazione su vasta scala”.

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Cosa propone Ankara per sventare l’operazione? Secondo il rapporto del giornale Asharq Al-Awsat del 26 luglio, la Turchia ha presentato alla Russia una Roadmap con i seguenti punti:

*Tutti i gruppi dell’opposizione si dovranno unire sotto il patrocinio della Turchia e tenere una conferenza.
*Questi gruppi poi dovranno entrare nell’esercito Nazionale Siriano costruito dalla Turchia nella zona „Scudo dell’Eufrate“.
*A questo dovrà seguire la consegna di tutte le armi pesanti all’esercito turco.
*Nella zona di deescalation andrà fondata un’amministrazione civile per le funzioni quotidiane e i servizi pubblici.
*La via da Aleppo e Damasco (autostrada M5), dove si incrociano i percorsi degli oppositori, dovrà essere aperta sotto il patrocinio turco-russo.

La Russia non vuole che il processo di Astana crolli prima che sia stato raggiunto il vero obiettivo. Per questo la Russia potrebbe considerare queste proposte una formula intermedia e dare alla Turchia una possibilità di tentare la sorte.

Nel caso in cui Ankara in questo modo dovesse avere successo, la Russia dichiarerà quanto segue: „È arrivato il momento di una ritirata e della consegna all’esercito siriano.“ Alexander Lawrentiew lo ha detto in modo garbato: „Quando si parla dei territori controllati dall’esercito turco, si tratta di un’area molto grande tra Azaz e Jerablus. Se la Turchia si trova a Idlib, ha preso in carico determinate responsabilità di garantire l’ordine. Se sono date le condizioni per una vita in sicurezza dei civili, insisteremo per il ritiro dei soldati turchi.“

Come spesso avviene, le condizioni turche per un ritiro sono sostanzialmente chiare. I curdi non dovranno avere uno status, nessuna delle tre forze di garanzia di Astana dovrà fare un solo passo rispetto a PYD e YPG senza informare la Turchia; Ankara dovrà essere parte in causa nel futuro della Siria e la Turchia dovrà avere la sua parte nei lavori di ricostruzione. La proposta alla Russia può essere considerata come aspirazione della Turchia di usare la resistenza armata a Idlib come leva per i propri interessi. Questo però sarebbe equivalente al fatto che la Turchia si assume la responsabilità di pacificare la rivolta. La Turchia agisce con una fiducia in se stessa gonfiata, come se fosse garantita la lealtà dei gruppi armati, compresi quelli degli elementi jihadisti. Ma coloro che conoscono la natura di queste organizzazioni, sanno che non è così. Una parte di queste organizzazioni, anche se è grata alla Turchia, è costituita da persone che sono impegnate per la propria causa.

La prima cosa che faranno a fronte di un’offensiva, sarà di unirsi per la lotta. Se è vero, Haiat Tahrir ash-Sham formerà un fronte comune con i suoi arcinemici Ahrar al-Sham, Nureddin al-Sinki, Sukur al-Sham e Feylak al-Sham. Ahrar al-Sham e Nureddin al-Sinki poco tempo fa hanno fondato il Fronte per la Liberazione della Siria.

Il generale di brigata Aleksey Tsıgankov, a colloquio con l’agenzia stampa russa TASS ha dichiarato che queste organizzazioni avrebbero concordato la fondazione di un centro di comando comune. La radio dell’opposizione di Idlib ha dichiarato che all’operazione si uniranno anche il Partito Islamista del Turkestan (TİP) e Huras el Din. Il Partito Islamico del Turkestan è un’organizzazione legata ai Taliban e a Qaida. Huras el Din arrivata in prima fila nel febbraio scorso, è stata invece fondata da cellule vicine a al Qaida come Ceyş el Melahim, Ceyş el Badiye, Ceyş el Sahil, Saraya el Sahil e Cund el che non considerano il Fronte al-Nusra e Haiat Tahrir ash-Sham abbastanza intransigenti.

Questo significa che i collegamenti in rotta di al Qaida con ex appartenenti a al Qaida, gli jihadisti salafiti e i „moderati“ occidentali, si uniscono di nuovo. In un certo senso nasce una seconda versione di Jaish al-Fatah fondata nel 2015 dalla Turchia per conquistare Aleppo.

La Turchia potrebbe far notare la prossima „brutta fine“ e accogliere alcune delle organizzazioni nell’Esercito Nazionale Siriano. Ma il piano di unire al Qaida e le sue altre varianti e di consegnarle imbelli al regime può fallire. Si tratta di un tentativo senza garanzia di successo. Ci sono molti esempi di chi considera un’unione una „offesa“ e puntano le loro armi ai proprietari originari.

Oggi la Turchia trincera i suoi soldati nei blocchi di cemento delle 12 postazioni di osservazione. Una preparazione per l’imminente assalto. Ma contro chi? Per impedire l’assalto a Idlib? O per proteggersi dai pericoli dati da organizzazioni che finora erano sotto la sua protezione? Mentre la Russia dal 2015 disegna il gioco in Siria, la Turchia non spicca più con esagerazioni. Con tattiche del genere in qualche modo possono ancora tirare il gioco per le lunghe. Il dato di fatto che le parti danno ancora tempo ai negoziati, non cambia niente rispetto al dato di fatto che il countdown per Idlib è iniziato.

di Fehim Taştekin, Gazete Duvar